Via Egnatia : Albania per le montagne con gli asini








La Via Egnatia (o Via Ignazia) è l'intervento infrastrutturale con cui i Romani definiscono ed organizzano a partire dalla seconda metà del II secolo a.C. una millenaria direttrice di comunicazione E-O tra il basso Adriatico e l'Egeo settentrionale. La strada fu costruita nel 146 a.C. su ordine di Gaio Ignazio, Proconsole di Macedonia, da cui prende il nome.

I Pelasgi sapienti

Durante il periodo che va dalla subsidenza dell’isola di Atlantide alla prima spedizione dei pelasgi verso l’India, oltre ai contatti con gli atlanti che sono rimasti definitivamente in Europa, i pelasgi hanno avuto diversi altri rapporti con popolazioni di razza bianca grazie alle migrazioni di quest’ultime. I legami che di volta in volta venivano sviluppati hanno fatto sì che si unificasse la lingua pelasgica che si parlava, e forse si scriveva, a quel tempo. Siamo sicuri che i pelasgi o ΑΡΓ (arg) grazie alla loro fama, guadagnata grazie alla battaglia vinta contro gli atlanti, hanno avuto la possibilità, anche per merito della loro leggendaria sapienza, di diffondere l’uso della loro lingua pelasgica in Grecia, soprattutto ad Atene, e in Italia.
Abbiamo detto “grazie alla loro sapienza” proprio per correggere un errore millenario, cioè la parola greca διοι (dioi) che tutti traducono come divini, come se avesse qualche legame con la parola θειος (theios), che deriva da θεος (theos), che vuol dire Dio. Infatti διοι (dioi), che si traduce erroneamente come divini, deriva dalla parola albanese di-ës che in italiano vuol dire so, ho conoscenza. Di conseguenza, l’esatta traduzione di διοι Πελάσγοι (dioi pelasgoi) sarebbe non “i pelasgi divini”, come è stata da sempre tradotta, ma “i pelasgi sapienti”.
Prima della prima spedizione dei pelasgi verso l’India, il termine Pelarg oppure Piellarg che si riferiva a tutte le popolazioni della razza bianca, è stato semplificato, rimuovendone la prima parte (cioè Pel oppure Piell che significa nascere o nato, dall’albanese pjell) e trattenendone la seconda (cioè ARG in greco ΑΡΓ (arg) che significa bianco, dall’albanese bardhë). Il termine ARG, in greco ΑΡΓ, ha avuto una grande fortuna perché da esso derivano la parola mesopotamica ARYA e la parola greca ΑΡΓΕΙΟΣ (argeios); inoltre, finì con l’alternarsi alla parola ΠΕΛΑΡΓΟΣ (pelargos) o ΠΕΛΑΣΓΟΣ (pelasgos), senza riuscire, però, a sostituirla del tutto.

Brano tratto dal libro “Enigma” dell’autore Robert D’Angely.

fonte: http://eltonvarfi.blogspot.com/2009/05/i-pelasgi-sapienti.html

Albanologi austriaci scoprono un libro in lingua albanese risalente a prima di Buzuku

I professori austriaci Stefan Schumacher e Joachim Matzinger hanno riportato alla luce un libro che si pensa risalga al XIV secolo.
Questo libro è scritto in lingua albanese, ma con caratteri latini. I due professori sono arrivati alla conclusione che la lingua latina e quella tedesca, insieme alla maggior parte delle lingue balcaniche, contengono importanti elementi che risalgono appunto alla lingua albanese.
Questa tesi è supportata dal fatto che una parte dei verbi principali della lingua albanese si ritoverebbe nelle lingue sopracitate.
L’obietivo principale della ricerca dei due studiosi è quello di scoprire l’influenza dell’albanese sulle lingue parlate nella penisola, ma anche sulle lingue morte. Sono proprio loro, gli austriaci, gli eterni innamorati della lingua albanese, che ci sorprendono ancora una volta con una scoperta importante che aggiunge un tassello nuovo alla storia di questa lingua.
I due professori hanno presentato una pagina di una Bibbia scritta in lingua albanese che risale all’inizio del XVI secolo (nella foto). Se questo documento dovesse risultare autentico allora avremmo a che fare con un libro antecedente al “messalino”(meshari) che risale al XVI secolo.
La scoperta
Non si sa ancora quanto sia attendibile la scoperta fatta, il documento però è già stato pubblicato sul sito ufficiale dell’Accademia Austriaca delle Scienze. Si ritiene che questo documento contenga brani in lingua albanese risalenti al XIV secolo. Sapere con esatezza la datazione ci consentirebbe di capire se il “messalino” di Buzuku è realmente il primo libro scritto che conosciamo della lingua albanese o se invece esiste un libro che lo precederebbe.
Sulle orme di Jokl
I due albanologi austriaci hanno usato i materiali di Norbert Jokl che si considera il fondatore dell’albanologia. Jokl è nato il 25 febbraio del 1887 ed è morto nel maggio del 1942, ucciso dai nazisti. Jokl dedicò la sua vita alla linguistica. Studiò le lingue indoeuropee, slave e romene. All’età di 30 anni iniziò a studiare la lingua albanese. È autore di alcuni libri che hanno come oggetto privilegiato lo studio della lingua albanese (“Linguistisch-kulturhistorische Untersuchungen aus dem Bereiche des albanese, Berlin – Leipzig”)
Le prime testimonianze scritte della lingua albanese
La lingua albanese è una delle lingue più vecchie che si conoscono. Le prime testimonianze scritte di questa lingua risalgono al XV secolo. La più importante è una formula di battesimo (Formula e Pagëzimit) dell’arcivescovo di Durazzo, Paolo Angelo (Pal Engjëlli) del 1462 "Un të pagëzonj pr'emen't Atit e t'birit e t'shpirtit shenjt ", vale a dire “io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. La formula si trova all’interno di una circolare scritta in latino. Paolo Angelo, durante una visita a Mat, si accorse di numerose irregolarità commesse dai sacerdoti durante l’esercizio del loro ministero. Per questo decise di scrivere alcune importanti direttive che il clero avrebbe dovuto seguire. Tra esse c’era la formula sopracitata, la quale poteva essere utilizzata dai fedeli per battezzare i propri figli nel caso mancasse l’opportunità di portarli in chiesa oppure non ci fossero sacerdoti a disposizione.
La formula è scritta in alfabeto latino nel dialetto del nord (ghego) ed è stata ritrovata nella biblioteca lauteriana di Milano dallo storico romeno Nicola Jorga, il quale l’ha pubblicata nel 1915. Successivamente il filologo francese Mario Rognes pubblicò lo stesso documento aggiungendo una foto.
Il secondo documento in lingua albanese è un piccolo dizionarietto scritto da Arnold Von Harf. Il viaggiatore tedesco Von Harf, originario di Colonia, nell’autunno del 1496 decise di fare un viaggio di pellegrinaggio in terra santa. Durante il viaggio attraversò l’Albania, fermandosi a Dulcigno, Durazzo e nell’isola di Sesano. Per necessità personali, durante la permanenza in Albania, scrisse 26 parole, 8 frasi e i numeri da 1 a 1000, accostando ad ogni parola albanese la traduzione tedesca. Questo dizionarietto venne pubblicato per la prima volta a Colonia nel 1860 e, pur essendo modesto, è molto importante per la storia della lingua albanese perché contiene frasi e numeri.
Tra la fine del XV secolo e l’inizio XVI, nella biblioteca ambrosiana di Milano, venne ritrovato un altro testo scritto in lingua albanese all’interno di un manoscritto greco. Il testo contiene parti dal Vangelo di Marco, scritto nel dialetto del sud (tosco) in alfabeto greco. Questo testo è noto come Vangelo della Pasqua.
Questi documenti sono privi di valore letterario, tuttavia sono di grande interesse per ripercorrere la storia della lingua albanese scritta. Già nelle prime testimonianze scritte dell’albanese, è evidente come siano stati usati tutti e due i dialetti, quello del nord (ghego) e quello del sud (tosco), e due alfabeti differenti, quello latino e quello greco.
Il primo libro scritto nella lingua albanese che noi conosciamo fino ad oggi è Meshari (il Messale) di Gjon Buzuku dell’anno 1555. Di questo libro oggi si conosce una sola copia che si conserva nella biblioteca Vaticana. Il libro contiene 220 pagine scritte, divise in due colonne. Meshari è la traduzione in albanese delle parti principali della liturgia cattolica e contiene le messe delle feste principali dell’anno liturgico, commenti del libro delle preghiere, alcune traduzioni del Vangelo e parti del rituale del catechismo. In sintesi, il libro contiene tutte le parti che consentivano al sacerdote di esercitare il suo ministero. È chiaro che ci troviamo di fronte al tentativo dell’autore di introdurre la liturgia cattolica nella cultura albanese, passando attraverso la lingua. Dunque anche per la lingua albanese, così come per altre lingue, il periodo della letteratura inizia con le traduzioni dei testi religiosi.
Meshari è stato ritrovato per la prima volta a Roma da uno scrittore proveniente dall’Albania del nord, Gjon Nikollë Kazazi. Il testo venne smarrito per poi essere ritrovato nel 1909 dal vescovo Pal Skeroi, ricercatore e studioso di testi antichi. Nel 1930 lo studioso originario di Scutari, Jystin Rrota, andò a Roma, fece tre copie del libro e le portò in Albania. Nel 1968 il libro venne pubblicato in Albania.
Meshari è scritto nel dialetto ghego in alfabeto latino con l’aggiunta di alcune lettere particolari. Il libro fa uso di un vocabolario relativamente ricco e di forme grammaticali già ben definite. Ciò dimostrerebbe che la lingua albanese aveva già una forte tradizione in lingua scritta.
Altri indizi lascerebbero pensare che la lingua albanese possa essere stata scritta prima ancora del XV secolo. A fornire tali indizi sarebbe l’arcivescovo di Tivar, il francese Gurllaume Adae (1270-1341), il quale fu arcivescovo di Tivar dal 1324 fino al 1341 per questo ebbe la possibilità di conoscere molto bene gli albanesi. In una sua relazione dal titolo Directorium ad passagium faciendum ad terrom sanctam, inviata al re di Francia, Filippo VI di Valù, fra l’altro scrisse: “anche se gli albanesi hanno una lingua diversa dal latino, loro usano nei loro libri le lettere latine”. Perciò l’arcivescovo parla di libri in lingua albanese, fornendo così testimonianza del fatto che la lingua albanese sarebbe stata scritta prima del XV secolo.
Un'altra testimonianza ci viene data da Marin Barleti nella sua opera De obsi dione scodrensi, pubblicata a Venezia nel 1504. Barleti, descrivendo la città di Scutari, menziona alcuni framenti scritti nella vernacula lingua, cioè nella lingua del paese.
In conclusione:
La formula del battesimo del 1462, il dizionario di Arnold Fon Harf del 1497, il “Meshari” di Giovanni Buzuku 1555 sono i primi documenti scritti della lingua albanese conosciuti fino ad oggi. Questo dà la misura dell’importanza della recente scoperta dei due studiosi austriaci.
preso dal Blog di Elton Varfi
fonte : http://eltonvarfi.blogspot.com/2009/04/albanologi-austriaci-scoprono-un-libro.html

GJIROKASTRA ARGIROCASTRO

Gjirokastra è una città nel sud dell'Albania. Ha una popolazione di circa 30.000 abitanti . È la capitale del distretto di Gjirokastra. La città vecchia è inclusa tra i Patrimoni dell'umanità come raro esempio di ben conservata città ottomana costruita da coltivatori di alto rango.

Gjirokastra è una delle più antiche città albanesi; il suo nome significa Fortezza Argentata e la città mostra nettamente l'incontro delle culture greche, romana, etrusca e albanese.

Venne costruita su una collinetta di circa 300 metri che domina una vallata lussureggiante fra i monti Mali i Gjerë e il fiume Drinos.

Gjirokastra è un'antica città le cui tracce archeologiche risalgono al I secolo a.C.. La città venne probabilmente fondata nel XII secolo intorno ad una fortezza sulla collina. Durante l'Impero Bizantino divenne un importante centro commerciale conosciuto col nome di Argyropolis, che in greco significa "città argentata", o Argyrokastron, che significa "castello argentato".

La città fece parte del Despotato d'Epiro nel XIV secolo prima di essere assoggettata all'Impero Ottomano nel 1417. Nel 1811 venne conquistata da Ali Pashe Tepelena, che si costruì il proprio feudo autonomo nei Balcani sudoccidentali. Nella seconda metà del XIX secolo divenne un centro di resistenza contro i Turchi. Nel 1880 si tenne in questa città l'Assemblea di Gjirokastra, un momento chiave per il movimento di liberaziopne albanese.

Durante la prima guerra balcanica del 1912-1913 la città venne reclamata, senza successo, dalla Grecia. Durante la seconda guerra mondiale la città fu occupata a più riprese dall'Italia nel 1939-40, dalla Grecia nel 1940, nuovamente dall'Italia fino al 1943 e infine dalla Germania nel 1943-4, prima di tornare sotto il controllo albanese nel 1944.

Il regime comunista che si insediò dopo la guerra sviluppò qui un polo industriale e commerciale. Venne elevata allo status di città-museo principalmente perché era il luogo di nascita del dittatore Enver Hoxha, che nacque qui nel 1908. La sua casa natale venne trasformata in un museo che divenne il punto focale del culto della personalità di Hoxha.

Gjirokastra ebbe seri problemi economici con la fine della dittatura comunista nel 1991, venne pesantemente danneggiata soprattutto dal crollo di un castello di carte nel 1997, crollo che destabilizzò l'intera economia albanese. La città divenne il centro della ribellione contro il governo di Sali Berisha e vennero inscenate violente manifestazioni di protesta che condussero alle dimissioni del governo. Il 16 dicembre 1997 la casa-museo di Enver Hoxha venne fatta saltare in aria da parte di ignoti, presumibilmente militanti anti-comunisti. Oggi Gjirokastra è il centro più importante del Sud Albania.
Argirocastro è gemellata con: Grottammare, Italia.

La bandiera albanese



Che significato ha l'aquila a 2 teste nella bandiera dell'Albania??

Bisogna dire che gli albanesi si riconoscono nella loro bandiera come simbolo di coloro che hanno dato la libertà all'Albania nei secoli per diffendere le origini , la cultura e la lingua piu antica d'Europa.

La bandiera ha lo sfondo rosso e l'aquila bicefala in mezzo. Il simbolo della bandiera albanese , come dimostrano anche i documenti scritti, ha la stessa forma gia nel periodo dell' ereo nazionale Gjergj Kastriot Skenderbeu, il quale ha guidato gli albanesi in una rivolta contro l'impero ottomano nel xv secolo dando la libertà per un piccolo periodo (1443-1478). L'aquila ha fatto parte del simbolo della famiglia dei Kastrioti .

Questo tipo di simbolo lo ritroviao ancora molto prima , , usata anche dal l'imperatore con origine iliriche(albanesi), Costantini (306-337), fondatore di Costantinopoli,


Il profesore Kasem Bicaku racconta:
- Nel anticchità la gente credeva nei animali come noi oggi in Dio.L'aquila è stata considerata come colei che acompagnava nel tragito i DEI.L'aquila e il leone sono considerati come i re di tutti gli altri animali e per questo la loro figura sta su tutti i simboli antichi.

L'aquila è il simbolo della forza , del coraggio, e per questo e stato usato da tanti in seguito.

L'aquila a due teste è nata dagli albanesi e poi diffusa in tutte le bandiera

Il simbolo della bandiera albanese è l'aquila, L'Albania è chiamata "il paese delle aquile.

Video dell'attore hhollywoodiano Bellushi in Albania



Studenti albanesi discriminati a Trieste: Vergogna

Sono stati bloccati 150 studenti albanesi che dovevano fare una gita scolastica in Italia. Sono stati fatti ritornare indietro perchè la legge italiana è stata applicata a modo suo.
Questa è una vergogna mondiale in quanto si è bloccato il turismo verso l'Italia di studenti che sognano una gita scolastica..
In europa sono entrati paesi come la Romania e Bulgaria che non sono meglio dell'Albania e che comunque loro possono circolare liberi in Italia(ed abbiamo visto il risultato della cronaca negli ultimi anni) invece gli albanesi sono costretti ancora a fare la fila per il permesso di soggiorno.
Vergona ed ingiustizia mondiale.(albanesi svegliatevi)
Questa si chiama l'ingiustizia piu grande in Europa da 500 anni.
Ieri una scolaresca di studenti che voleva visitare l'Italia è stata respinta indietro..
Ma l'Italia è in mano a chi ? e come si fà ad ostacolare gli albanesi in quanto sono a 80 km dall'Italia e che sono nel cuore dell'Europa.
Gli albanesi veri dove cavolo sono finiti.

Come cavolo fanno gli albanesi a sopportare tutta questa ingiustizia.
Ma c'è un albanese che riesce ad radunare 10 mila degli albanesi dei 400 mila che sono in Italia e protestare per una giusta causa..
la risposta è :non c'è ne sono.
Dormono tutti e non gline frega un cavolo degli altri compaesani.
E li lo sbaglio piu grande
Quindi continuate a sopportare le ingiustizie e ben vi stia.
Svegliatevi invece di stare a ciattare e parlare male degli altri
Svegliatevi albanesi.

Ecco cosa è successo ai studenti albanesi

Trieste. Bloccati in traghetto 150 studenti albanesi

TRIESTE - Circa 150 studenti universitari albanesi sono bloccati da giovedì pomeriggio al porto di Trieste, a bordo del traghetto Venezia con il quale hanno viaggiato da Durazzo. Secondo le autorità italiane di frontiera non sarebbero in regola con le norme per ingresso turistico. La comitiva di studenti era diretta verso la Slovenia e per quel paese ha ottenuto i visti dall’ambasciata ungherese a Tirana. Gli studenti dovevano fare scalo a Trieste e poi da li partire per la Slovenia, ma la mancanza della documentazione inerente alla sistemazione alberghiera ha interrotto il loro viaggio. Potrebbero restare a bordo del traghetto fino al suo ritorno a Durazzo, previsto per sabato, 8 maggio, alle ore 13.

La Polizia di frontiera di Trieste spiega che durante le ore di navigazione del traghetto da Durazzo, è giunta una segnalazione delle autorità consolari ungheresi, che hanno riscontrato delle irregolarità nei documenti consegnati dagli studenti per ottenere il visto Schengen. Per questo i giovani albanesi non possono scendere a terra finchè la loro situazione non sia chiara. “Ma forse torneranno in Albania già da sabato” dichiarano alla Polmar- che rassicura l’ottima salute di tutti i ragazzi. “Hanno passato la notte in traghetto, dove ci sono tutte le comodità”.

Da informazioni che giungono da Trieste, i ragazzi dicono di essere solamente in un gita e di sentirsi profondamente umiliati dal trattamento ricevuto. L’Albania solamente qualche giorno fa ha attivato la procedura formale per chiedere l’adesione alla UE ed è stato proprio il ministro Frattini a dire in un’intervista ad una emittente albanese, che la liberalizzazione dei visti con l’Albania non avrebbe tardato oltre il 2010. (i.a.)

Fonte :
http://temi.repubblica.it/metropoli-online/trieste-bloccati-in-traghetto-150-studenti-albanesi/

Albanesi in Italia

In Italia vivono circa 400 mila albanesi.La maggior parte conserva la cultura e la tradizione albanese. Alcuni sostengono che alcuni albanesi si mimetizzano in quanto simili agli italiani .Gli albanesi sono simili agli italiani(nel senso fisico) ed è difficile riconoscerli e non si può dire che si mimetizzano.!!! All'inizio dell'immigrazione albanese in Italia degli anni '90 le sofferenza di alcuni albanesi era stampata sul viso.questo perché la maggior parte degli albanesi nella dittatura comunista lavoravano come agricoltore e come allevatori e quindi i primi ad emigrare furono proprio i più poveri e quelli che lavoravano nei campi.Erano disperati ma l'unica cosa positiva della dittatura è che erano tutti istruiti soprattuto ottimi matematici e ingegneri, chimici. E quindi se chiedi a un albanese la geografia o la storia ti saprà sicuramente rispondere, qualunque età esso abbia.
Gli albanesi in Italia oggi si sentono fortunati perché c'è l'hanno fatta. Gli albanesi sono molto attacatti alla famiglia, è difficile che un albanese dimentichi i propri famigliari e i propri parenti.
Gli albanesi si sentono molto orgogliosi per il semplice fatto che l'Albania ha un energia inspiegabile. E una terra meravigliosa che ti carica di energia e ti aumenta la voglia di fare e di essere partecipe nel mondo.
Un esempio di una albanese famosa "Madre Teresa di Calcutta che lascio tutto per aiutare i poveri dell'India. Ecco ciò che che distingue gli albanesi è che le cose le fanno non per lo scopo dei soldi.Madre Teresa è un personaggio da studiare ai minimi dettagli. Stupisce questo busto di un metro e mezzo che passeggia con tutti i capi della terra.
Cio che ha aiutato gli albanesi a conservare le proprie culture è il fatto hanno subito 2 invasioni quella ottomana e successivamente quella slava e tutto ciò è stata anche una sfida verso questi popoli invasori.

Gli albanesi hanno dovuto dire "mamma li turchi" e "mamma gli slavi".
L'ultimo atto di oscenità è stata fatta dai serbi i quali hanno fatto pulizia etnica in Kosovo ed è stato l'ultimo atto di crimine dalla parte dei slavi.

Oggi gli albanesi sono contenti per il fatto che l'Albania abbia un ruolo nei mondo e anche nei Balcani.
La lingua e la cultura albanese è stata dichiarata tra le più antiche dei Balcani.
L'Albania ieri aveva bisogno del mondo oggi è entrata nella Nato e sta aiutando il mondo per la pace e per la stabilità globale.

Molti albanesi stanno ritornando nel paese delle aquile per sfruttare la propria conoscenza acquisita all'estero e investonon in Albania in agenzie turistiche aziennde agricole ecc. e per vivere definitivamente in Albania.
Molte aziende straniere si stanno spostando in Albania per aproffitare del basso costo della manodopera , questo fenomeno ha aiutato l'arrestarsi del emigrazione albanese.

Il sogno di Mussolini svanito :creare la Grande Albania

I bambini di una scuola albanese creano per gioco la Grande Albania

Il sogno di Mussolini svanito creare la Grande Albania
In seguito all'occupazione italiana del Regno di Albania, il governo fascista incoraggiò notevolmente il nazionalismo e l'espansionismo albanese e nel 1941 all'Albania furono annessi il Kosovo e alcuni territori montenegrini. Mussolini avrebbe voluto far annettere all'Albania anche tutto l'Epiro e la Ciamuria,(territori albanesi prima e poi assegnati alla Grecia nel 1917) ma ciò non fu possibile perchè l'Italia perse la guerra contro i greci.
La sconfitta italiana in grecia costò la vita a tanti albanesi in quanto furono uccisi dai greci perche erano ritenuti fascisti e amici degli italiani.

Per Grande Albania si intende attuale Albania, parte del Montenegro,metà dell macedonia e tutto il nord ovest dell'attuale Grecia.
Questa strategia serviva a Mussolini per difendere l'Italia ma anche per vincere facilmente sulla Grecia e per poi attaccare la Jugoslavia.

Nella foto di come era l'Albania prima.

Dopo la guerra questi paesi accusarono gli albanesi perche collaboratori dei fascisti e i slavi da una parte e i greci dall'altra sterminarono famiglie intere di albanesi. Fù cosi che gli slavi organizzarono bene una dittatura in Albania e misero Enver Hoxha come presidente.Infatti Hoxha si fidò degli slavi ma dopo un po' capì di essere stato fregato dagli slavi stessi
Infatti Enver Hoxha diventò nazionalista a tal punto da uccidere anche stretti famigliari.
Oramai era troppo tardi per diventare un amico del popolo albanese in quanto Hoxha aveva gia ucciso molte persone ed era diventato un dittatore a tutti gli effetti.
Hoxha impose l'ateismo di stato e non era possibile pregare o occuparsi di religione per questo il 60 % degli albanesi sono atei ( non credenti) .

I rapporti con l'italia continuarono nel 1989 (dopo la caduta del comunismo)

Oggi l'Italia è il primo partner commerciale dell'Albania.

In Italia ci sono molti personaggi illustri che hanno origini albanesi.
Oggi grazie alla rete e alla ricerca si sta ottenendo verità grazie anche all'immigrazione albanese in Italia , dove tanti studiosi albanesi si deticano ininterrotamente ogni giorno alla riscoperta di quell'Albania che non si conosceva.

In Italia ci sono tanti italiani di origine albanese e che sono emigrati qui a partire da 2000 anni fà fino ai giuorni nostri. Basti pensare che in Italia ci sono lingue antichissime uguali alla lingua albanese.

Nella seconda guerra mondiale il sogno di una grande Albania era anche il sogno del dittatore Mussolini.





Le minoranze in Grecia e i Ciam

La popolazione della Ciamuria è costituita soprattutto da Albanesi e Greci, con piccole minoranze. Ci sono dati discordanti riguardo al numero della comunità albanese. Secondo il censimento greco del 1923, gli albanesi in Ciamuria sono 100.000.

Gli albanesi-ciamurioti furono vittime della crescente discriminazione del governo di Ioannis Metaxas.
Nel 1943 i cam albanesi vennero espulsi forzatamente dalle loro case in Grecia. Questo evento, come quello dell'espulsione di 12 milioni di Tedeschi alla fine della guerra sarebbe stato preparato ed ordinato dai comandi degli alleati Britannici ed Americani.

Negli anni '90 si è riaperta una "questione Ciamuria": i discendenti degli espulsi ciamurioti hanno rivendicato diritti sul possesso dei beni lasciati in Grecia e hanno manifestato la volontà di tornare nei territori d'origine. Il governo greco ha respinto la richiesta con la motivazione che durante la Seconda guerra mondiale alcuni ciamurioti (secondo gli odierni rappresentanti poche centinaia , un'esigua minoranza) aveva collaborato con le truppe d'occupazione dell'Asse. Tutte le rivendicazioni avanzate dai cam a partire dagli anni Novanta sono state respinte dal governo greco che considera la confisca delle proprietà degli stessi come bottino di guerra.


Il 10 gennaio 1991 è nato il National Political Association "Çamëria" (in albanese: Shoqëria Politike Atdhetare "Çamëria"), un'associazione che auspica il ritorno dei ciamurioti in Grecia e che rivendica il risarcimento dei beni lasciati nella regione. Il Chameria Political Association (CPA, Associazione Politica Ciamuria) lamenta un numero di 2.800 morti ciamurioti e oltre 35.000 espulsi, anche se questi dati non sono affatto verificabili; storici quali Victor Roudometof e Mark Mazower stimano il numero di espulsi in 18.000. I cam odierni sono prevalentemente mussulmani con una minoranza di Cristiani ortodossi. Ad oggi la popolazione cam di origine albanese, compresi i discendenti nati fuori della Cameria, ammonta a circa 600 mila persone. Oggi la popolazione di origine albanese e di lingua albanese in Ciamuria è in diminuizione, anche se ancora vi si trovano alcune comunità.

http://macedoniatour.blogspot.com/2009/05/le-minoranze-in-grecia.html

I ciam avevano la colpa di essere amici dei fascisti e per questo hanno pagato con la vita.

Matrimonio albanese

I matrimonio albanese è molto simile al matrimonio italiano ..
Il video è stato preso a caso da Youtube.
Si puo vedere che lo sposo e la sposa stanno ballando al ristorante dove hanno festeggiato..



Un altro video carino da vedere è qui

http://www.youtube.com/watch?v=WT8fhZALnfw

Un regalo per voi

Gianni,Kledi Leon, Anbetta e altri ragazzi ballano musica albanese.
Guardate la casa che disordine..
Impossibile imitarli

Post in evidenza

La storia dei 130 carabinieri in Albania nel 1943 (una storia dimenticata)

Dopo la fine della seconda guerra mondiale l'esercito italiano in Albania si trovava circondato dai tedeschi e dai comunisti albanesi....