La VALLJA , la danza popolare

La "vallja" consiste in una danza popolare, formata da giovani vestiti in costume tradizionale arbëresh, che tenendosi a catena per mezzo di fazzoletti e guidati all'estremità da due figure particolari, chiamati "flamurtarë" (portabandiera), si snodano per le vie del paese eseguendo canti epici, rapsodie tradizionali, canti augurali o disdegno per lo più improvvisati.

Non si tratta di una variante della tarantella calabrese, ma di una ridda dal colorito originale albanese, che ci richiama i ritmi sostenuti e fieri che ancora oggi trovano nelle danze dei montanari del Dukagjini, del Rugovo, regione montuosa della Kosova, e dell'Epiro.

La ridda compie fantasiose evoluzioni e con improvvisi spostamenti avvolgenti "imprigiona" qualche cortese turista che, di buon grado, offre generosamente nei bar per ottenere il "riscatto" della sua libertà.

Il ritmo della danza a volte grave e a volte aggressivo si rintraccia soprattutto nella "vallja e burravet" (la danza degli uomini). Questa "vallja" è composta da soli uomini che tratteggiano e ricordano nei loro movimenti la tattica di combattimento adottata da Skanderberg per catturare il nemico.

La vallja si svolgeva anticamente in quasi tutti i paesi arbëreshë il pomeriggio della domenica di Pasqua, il lunedì e il martedì successivi.

Attualmente ha luogo principalmente a Civita, Frascineto, ad Eianina, in parte a San Basile e Firmo ed in altre comunità.

http://www.arbitalia.it/

A Parma è nata una scuola albanese


L’associazione degli albanesi di Parma SCANDERBEG, realizza finalmente uno dei sui progetti più ambiziosi: la costituzione di un corso in lingua albanesi per i bambini d’origine albanesi nati a Parma.
Sabato, 24 ottobre, alle ore 15.00, presso l’Istituto Scolastico Vittorio Alfieri - Via Baldini n°7 (vicino via Zarotto) a Parma avrà inizio il giorno di inaugurazione del corso che vedrà la partecipazione di tantissimi bambini da 6 a 11 anni con a seguito i loro genitori.
Verranno insegnate diverse materie che riguardano principalmente la lingua albanese e l’Albania, come la geografia, la storia, i costumi, la danza e chiudendo con qualche lezione di informatica per cercare le risorse albanesi su Internet.
Abbiamo a disposizione 5 docenti albanesi che insegneranno gratuitamente per un anno intero ottobre 2009 – giugno 2010 ogni sabato.
La comunità albanese sentiva la necessità di realizzare un obiettivo così importante per la generazione dei “nuovi parmigiani”, bambini nati qui, che in questo modo hanno la possibilità di coltivare e preservare l’identità e le radici che legano loro al paese d’origine. È proprio il senso dell’identità che paradossalmente non deve preoccupare ma anzi, deve essere considerato come un valore aggiunto all’integrazione ed al pieno inserimento dei giovani e per effetto anche dei loro genitori.

Per ulteriori informazioni visitare www.scanderbeg.org

Greci :il comune di Avellino

Greci-Katundi, Comune albanofono in provincia di Avellino unico paese alloglottoArbereshe (= italo-albanese) di tutta la Regione Campania, deve il suo nome ai suoi fondatori: i Greci.

Il comune è situato ad una altitudine di 824 m s.l.m. ed ha una superficie territoriale di 31 kmq circa. Il nome del paese deriva chiaramente dal termine Graikos trasformato nel latino Graecus da cui Graeci e quindi Greci. In albanese Grèçi o Katundi è l’unico paese alloglotto albanofono della regione Campania in provincia di Avellino. Deve il suo nome ai Greci di Belisario che la fondarono (come molte altre colonie greche nell’Italia meridionale) ai tempi di Giustiniano, intorno al 535 d.C.. Va rilevato inoltre che nella zona del casale delle Tre Fontane passava fin dall'età imperiale la via Traiana e già in antico il tracciato del tratturo Camporeale-Foggia. Il nome si conservò anche dopo la distruzione del 908, avvenuta per opera dei Saraceni, fedeli mercenari di Federico II, che abitavano nella vicina Lucera. La città di Greci, rivalutata da Pandolfo, principe di Benevento, sia nella estensione territoriale che nella posizione strategica di dominanza sulla valle del Cervaro, venne ricostruita nel 1039 e continuò ad essere il centro principale tra Savignano e La Ferrara, essendo Greci feudo di 3 soldati, mentre Savignano Irp. era di 1 e La Ferrara di 2 soldati. La popolazione grecese venne dominata e vessata da vari Baroni e Principi senza scrupoli che spesso la vendettero insieme al suo territorio. La posizione amena, a cavallo dell’Appennino Campano - Molisano - Pugliese, attirò l’attenzione degli Albanesi di Giorgio Castriota Skanderbeg, i quali si trovarono ad accompagnare il loro eroe nazionale, venuto in aiuto dell’amico e protettore Ferdinando I di Aragona in lotta contro gli Angioini, richiamati in Italia dalla celebre congiura dei Baroni, intenzionati a spodestarlo. Fu merito degli Albanesi se gli Angioini, guidati dal Piccinino, furono sconfitti proprio nel territorio di Greci. Il Re in ricompensa permise agli albanesi di ripopolare Greci, anche perché questi potessero fare buona guardia contro eventuali insurrezioni da parte degli abitanti di Faeto, Celle, Troia e Lucera, fedeli agli Angioini. Prende il via, così, dal 1460-62 la civiltà Albanese di Greci. Come "Castri-Graeci" la località è anche riportata in alcuni documenti degli inizi del XIV secolo, quando il feudo era di proprietà della famiglia Delfi Spinelli. Nel 1674 il comune passò ad Inico III di Guevara, duca di Bovino e Conte di Greci. I Guevara di Bovino possedettero il territorio di Greci per quasi sei secoli e a questi i grecesi versavano il "terratico", antica imposta feudale. Maria Guevara, ultima figlia del Duca Prospero, nel 1922 possedeva ancora le terre di Cannavale, di Vado del Conte e di Monte del Niglio. I fuochi, o famiglie, ufficialmente censiti e residenti in Greci nell’anno 1595 risultano in numero di 75, nel 1648 n.136, nel 1669 n.142, nel 1757 n.234 per 1026 ab. (cfr. "Catasto Onciario"); Greci nel 1898 aveva 3863 ab., nel 1920 ne contava 3200, nel censimento del 1951 si contavano 2756, in quello ultimo del 1991 solo 1186 ab.. Si conservano la lingua, gli usi, i costumi, le tradizioni ed il folclore degli antichi Albanesi. Il solo rito greco-ortodosso (che ancora oggi si conserva nei paesi albanofoni di Calabria e Sicilia - v. Eparchia di Lungro in prov. di Cosenza ed Eparchia di Piana degli Albanesi in prov. di Palermo) a Greci veniva abolito dall’Arcivescovo di Benevento Orsini, il futuro Papa Benedetto XIII. Greci dopo il 1860, a seguito del riordino territoriale del nuovo Regno d’Italia, passò dalla provincia di Capitanata (Foggia) a quella di Avellino. Gli abitanti si chiamano Grecesi.
Foto Greci (Foto di Pino Meola)


Foto costumi tradizionali (foto di D. Liberato Norcia)


La nobile famiglia romana degli Albani

La nobile famiglia romana degli Albani prende il nome dal luogo di origine dei suoi antenati: l'Albania. La famiglia nella discendenza maschile è oggi estinta.

Michele Laçi e i suoi due figli Filippo e Giorgio, avevano combattuto contro i turchi a fianco di Giorgio Castriota Scanderbeg in Albania, ma nel 1464 dovettero lasciare il loro paese per l'Italia, dove furono accolti dal signore di Montefeltro, il Duca d'Urbino e dove presero il nome di Albani.

Giorgio ebbe due figli, Altobelli e Annibale (1530-1591). Annibale ebbe anche lui due figli, Orazio (1576-1653) e Carlo. Il nipote di Giorgio, Orazio Albani (1576-1653), diede fama alla famiglia essendo stato inviato come ambasciatore del Duca d'Urbino per concludere l'annessione dello stato del Duca allo Stato del Vaticano.

Orazio Albani si stabilì a Roma, dove divenne senatore durante il pontificato di Papa Urbano VIII. Con Orazio Albani (1576-1653), che ebbe due figli: Annibale e Carlo (1623-1684), la famiglia si naturalizza romana.

Annibale si dedicò alla carriera ecclesiastica, fu Prefetto della Biblioteca Vaticana. Il fratello Carlo (1623-1684) sposò Elena Mosca dei marchesi di Pesaro (1630-1698) da cui ebbe due figli, Orazio (1652-1712) e Giovanni Francesco, alias Gianfrancesco, (1649-1721) futuro papa Clemente XI.

Orazio Albani (1652-1712) sposò Maria Bernarda Ondedei (1651-1751) da cui nasceranno l'altro Carlo Albani (1687-1724), principe di Soriano nel Cimino che sposerà Teresa Borromeo, e Annibale Albani (1682-1751) futuro cardinale.

Oltre ad Annibale, la famiglia Albani ebbe altri tre cardinali, nipoti di papa Clemente XI: Alessandro Albani (1692-1779), Giovanni Francesco Albani (1720-1803) e Giuseppe Albani (1750-1834). Gli ultimi esponenti della famiglia ed in particolare i cardinali Giovanni Francesco e Giuseppe furono fautori all'interno della Curia Romana del partito pro-Austria, fermamente contrari alle idee liberali e pro-italiane del Risorgimento; si impegnarono a reprimere ogni moto risorgimentale in Italia.

Gli Albani di Roma non sono da confondersi con gli Albani di Bergamo. Questa famiglia infatti deve il proprio nome non all'origine albanese ma alla provenienza da un borgo valligiano bergamasco chiamato Albano Sant'Alessandro. Tra le file degli Albani di Bergamo si distinse Gian Girolamo Albani (1504-1591), canonico, autore di un'opera importante e che divenne cardinale nel 1570.

Pelasgi-Etruschi-Albanesi

(Testa di Zeus ritornata all'Albania)
I Pelasgi sempre più sovente appaiono sulla ribalta
della storia e della a civiltà europea, quasi si fossero
risvegliati di colpo dal profondo letargo, in cui giacevano
da millenni, scuotendosi di dosso quello strato
di polvere d'oblio che li aveva coperti. Per quanto strano
che possa sembrare essi cominciarono a parlare dall'imo
dei tempi passati nella stessa lingua che parlano gli albanesi
odierni. Come mai poteva verificarsi un simile
fenomeno? Quali legami potevano esistere tra il grande
popolo leggendario dei Pelasgi e il piccolo popolo degli
Albanesi dopo tanti secoli? Gli interrogativi sarebbero
molti ed io cercherò d'esporre alcune considerazioni
che possano essere ritenute soddisfacenti a tale riguardo,
sostenendo che sono precisamente gli Etruschi che
intervengono a darci una riposta adeguata. Percorrendo
diverse letture in tale senso mi sono formato un'opinione
ben precisa che darebbe ragione alla versione proposta.
Infatti la questione etrusca divenne improvvisamente
l'epicentro dell'interesse dei diversi studiosi dell'antichità,
che si trovarono davanti a un nodo gorgonico, che
attendeva d'essere sciolto da ben 2500 anni, da quando
gli Etruschi furono soprafatti e la loro civiltà fu distrutta
dall’ascesa incontenibile della potenza di Roma. D'allora
scese su loro il più completo silenzio. Come sarebbe
stato sciolto quel nodo ? Con la ragione e la pazienza
oppure con la spada d’Alessandro?
Verso il 1828, Luciano Bonaparte, fa una sensazionale
scoperta nelle sue terre del Lazio che suscitò
grande scalpore e diede spunto anche alla letteratura di
trattare tale soggetto, con Prospero Merimé che scrisse
la novella "Il vaso etrusco". Ma fu un fuoco di paglia,
giacché intervennero fatti politici, rivoluzioni e guerre,
per cui il silenzio sugli Etruschi continuò a perdurare.
Ed è Gabriele d'Annuzio che nel suo dramma Forse che
si, forse che no, porta i suoi personaggi in quei luoghi
avvolti nel mistero, e risolleva in Italia e in Francia la
questione etrusca, ma in versione letteraria. Bisognava
arrivare poi a D.H. Lawrencio, l'autore di "Lady Chatterly"
per avere un’altra presentazione degli Etruschi
nel libro " Etruscan place", in cui si descrivevano tra
l'altro, le tombe e le scritture toscane (ricordo la concordanza
con Toschenia, denominazione della parte Sud
d'Albania, i cui abitanti si chiamano Toschi). Ma come
tutte le interpretazioni letterarie e filosofiche, quelle
diAnnunzio e di Lawrencio, deformavano i dati storici
e archeologici. Non c'è niente da eccepire a riguardo
poiché i geni hanno il pieno diritto d'abbandonarsi al
loro estro creativo.
Pero', era stato aperto un sentiero che il pubblico
desiderava seguire per pura curiosità. Ciò servì all'apparizione
d’un altro libro " Il sorriso degli Etruschi" di
Dino Garrone (1944 ), in un periodo triste per l'Italia,
ma che metteva l'accento sulla parte misteriosa ed enigmatica
degli Etruschi. Pero' tutte queste opere, erano
ripiene piuttosto di deduzioni che di ricerche di profilo
storico, archeologico oppure linguistico. Più tardi appare
il libro "Etruscologia" di Massimo Pallottino, che
nel 1955 viene tradotto anche in inglese e che riscontra
un vivo interesse, in quanto opera d'uno studioso, piena
di ponderazioni sebbene di lettura relativamente attraente.
Oramai gli Etruschi avevano acquistato il diritto
d'essere citati nella letteratura, come avevamo riscontrato,
in Francia, Italia, Inghilterra ed altrove. ln questo
contesto, l'Italia non si era messa da parte e si era fatta
viva con il Caldarelli che già nel 1923 aveva pubblicato
"Memorie della mia infanzia" e nel 1952 "11 sole a
picco" quelli opere presentava quanta più di sensibile
su quella Toscana ¬etrusca, ch'era diventata terra italiana
per eccellenza. Nel frattempo anche i Francesi si
sentivano attratti e ispirati dagli Etruschi, che venivano
trattati con simpatia in un romanzo di M. Boncompain "
Lucienne et les Etrusques", apparso nel 1955. Anche in
Austria, si cominciava a parlare degli Etruschi, tramite
la Signorina Cles - Reden con il Libro " Das versunkene
Volk", tradotto ln italiano col titolo "Gli Etruschi".
Belle pagine di reminiscenze Wagneriane, piuttosto di
contenuto letterario che storico.
Le opere che abbiamo citato finora, non chiudono la
lista di quelle che erano state consacrate all’utilizzazione
letteraria degli Etruschi, citando nomi illustri come
Carducci e Huxley. Ma la gloria e la popolarità degli antichi
Toschi ci viene dal libro dal titolo prestigioso " The
Etruscans" scritto da Gageons ed apparso nel 1957, che
divenne soggetto per un film di Holliwood, presentato
in pellicola in una super produzione in Eastmancolor.
Dopo tanti secoli d'oblio, quest'era una bella rivincita !
Quali furono le cause di tanto oblio ed di tanta indifferenza
di cui soffrirono cosi a lungo gli Etruschi.
Veramente sono semplici e rimontano all'antichità stessa.
Da chi potevano venire le informazioni a riguardo
se non esclusivamente dai Greci e dai Romani, che
beninteso avevano fatto man basso sulla storia. Sopratutti
i Latini, i quali per la storia ufficiale erano alla
base della glorificazione di Roma. Per questa ragione
gli Etruschi, sebbene avessero contribuito alla crescita
e al rafforzamento del potere romano, furono passati
sotto silenzio dagli stessi romani che parlavano di loro
solo per denigrarli, essendo che non avevano lasciato
alcuna letteratura valida che potesse dare loro ragione,
come presenza ripiena d'una civiltà molto importante
che avrebbe potuto dare più risalto alla storia dei popoli
europei, su basi più realistiche e determinanti.
Gli Etruschi quindi divennero vittime dell’orientamento
che prese l'Umanesimo nel pensiero europeo
degli ultimi cinque secoli, tutto concentrato nello studio
e nella glorificazione della Grecia e di Roma. Negli
amblenti degli studiosi dello XIX secolo, essi furono
considerati come sottoprodotti dell'ellenismo, vittime
del pregiudizio romantico, secondo il quale tutto ciò
che non era né greco né romano doveva diventarlo, sotto
pena dl non figurare affatto. Anche uno storico come
Momsen, ammiratore di quella Roma Imperiale concedeva
agli Etruschi a malapena il diritto d'essere esistiti.
Cosicché, l'interesse verso gli Etruschi comportava dei
motivi estranei al semplice desiderio d'informazione oppure
d’oggettività scientifica. Uno dei tratti di maggior
rilevo della civiltà etrusca risiedeva proprio nel mistero
di cui era avvolto, e che tantianni di ricerche non erano
riusciti a svelare. Mistero che riuscii a portare alla ribalta
il problema etrusco per quel desiderio impellente
dell'uomo di trovare soluzione a tutte le questioni, e per
di più a quelli troppo scabrose e difficili.
fonte : http://www.gazetarrenjet.com

L’Albania allo stesso livello archeologico di Italia e Grecia

Acque marine dell'Albania sono una fonte di tesori
da : http://www.gazetarrenjet.com

Il Mar Ionio sta lentamente offrendo meraviglie.
Sono meraviglie così percettibili, da far ritrovare
ormai l'opportunità di avvicinarsi alle immagini
delle perdite secolari. Perfino il ritrovamento della
grande nave dispersa chiamata “Shipërecks” e dei suoi
tesori risalenti a 2500 anni fa, segnala attraverso un suo
articolo Llazar Semini per “The Scotsman” all'inizio di
questo mese. Le ricerche nel mare albanese, con la priorità
della scoperta archeologica, hanno avuto simili successi.
Una nave di ricerca ha setacciato le acque presso
le coste meridionali attraverso la scansione. Utilizzando
le attrezzature e i robot per poter scovare la nave antica,
la spedizione sembra avvicinare per la prima volta alla
storia un miracolo molto discusso in precedenza. Finora
sono stati almeno fissati i cinque lati su cui si erano posate
ed esistono immagini. Il progetto non sarebbe stato
immaginabile solo 18 anni fa, quando questa parte del
Balcani veniva governata dai comunisti che proibivano
il contatto con il mondo esterno.
“L'Albania è una grande ricchezza non sfruttata
(archeologicamente)”, ha affermato Jeffrey Royal, un
archeologo proveniente dalla Florida negli USA, a capo
di questa spedizione. “Con quello che abbiamo scoperto
finora possiamo dire che l'Albania si trova sullo stesso
livello dell'Italia e della Grecia”.
L'ultima spedizione ha scoperto le tracce di quattro
navi della magna Grecia sommerse datate dal sesto al terzo secolo
a.C., mentre altri tre siti indiziati devono ancora essere
verificati. A paragone, la stagione 2007 segnalò solo un
relitto.
“Simili scoperte sono molto importanti per via della
mancanza di oggetti documentati correttamente riguardanti
quel periodo”, dice Andrej Gaspari, un capo archeologo
subacqueo sloveno. “Le uniche navi ritrovate
e documentate dell'epoca appartengono al Mediterraneo
e all'Israele occidentale, ed è poco, così le nostre conoscenze
sulla tecnologia nella costruzione delle navi
è più o meno limitata”. L'Albania si trovava su una
principale rotta commerciale, ricevendo il traffico dalla
Grecia, dall'Italia, dal nord Africa e dal Mediterraneo
occidentale.
Altri movimenti di navi includevano il trasporto delle
tegole, l'ancorarsi delle navi cariche di anfore utilizzate
nel trasporto del vino e dell'olio. Così scoprì questa
spedizione che le acque marittime dell'Albania erano
fonti di tesori.

il mio grosso grasso matrimonio albanese

video da Youtube

La foto natura più bella dell'anno è un lupo


La foto natura più bella dell'anno è la foto il mezzo alla natura del lupo che salta.


La foto è stata scattata dal fotografo spagnolo José Luis Rodríguez il quale ha vinto la gara organizzata dal Museo di Storia Naturale di Londra insieme al BBC Wildlife Magazine.




davvero bella!!

Giffoni Experience torna in Albania

A Tirana 15 film in concorso e una giuria internazionale composta da ragazzi provenienti da Macedonia, Albania e Italia


Giffoni Experience torna in Albania per la quinta edizione della rassegna cinematografica Giffoni – Albania, che si svolgerà nella capitale Tirana dal 26 al 29 ottobre. Un evento di portata internazionale che è ormai diventata consuetudine per la delegazione del Giffoni Film Festival, che sarà ricevuta il 26 ottobre dal Primo Ministro albanese Sali Berisha, che sarà a sua volta invitato a Giffoni per la 40esima edizione del festival.

UN FESTIVAL PER I RAGAZZI – Giffoni-Albania è un appuntamento atteso da tanti giovani albanesi, macedoni e italiani che si incontreranno per vivere una tre giorni fatta di visioni, di sogni e di emozioni. 2000ragazzi fra i 13 e i 18 anni che andranno a formare una giuria internazionale che giudicherà una selezione delle migliori pellicole in concorso alla 39esima edizione del Giffoni Film Festival. Quindici i film proposti, 5 lungometraggi e 10 cortometraggi: da “Broken Hill” a “How to survive myself” e “The greatest” fino alle pellicole dei registi campani, come “Il re dell’isola” di Raimondo Della Calce, “Oi’lloco” (eccolo) di Andrea Marrocco e “Bisesto” di Giovanni Esposito e Francesco Prisco.

fonte : http://www.campaniasuweb.it/

Pelasgo , Etrusco e Albanese

I Pelasgi, un popolo antichissimo, gli antenati di tutti i popoli indoeuropei, furono un popolo che seppe illuminare e insegnò la cultura all’Europa, di loro si conosce poco, o meglio dire quasi nulla.

I’alfabeto di questo popolo misterioso si chiama Pelasgico poiché a quella civiltà risale, DIODORO il SICULO ci informa che i poeti preomerici si esprimevano proprio con quell’alfabeto, e dalla stessa fonte, apprendiamo che, almeno 10 secoli aC. Si usava quella stessa scrittura. Inoltre Diodoro riferisce che furono i Pelasgi a portare per primi l’alfabeto in Italia, nonche’ nel resto dell’Europa, praticando opportuni adattamenti e migliorie.

Anche Plinio il Vecchio conferma le informazioni di Diodoro.

Virgilio (Eneide, VIII, V. 62-63), scrive:

Si dice che i primi abitatori della nostra Italia furono i Pelasgi”.

Dagli autori dell’antichita’ abbiamo appreso che prima dell’arrivo dei Greci, il terrotiorio dove si stabilirono si chiamava Pelasgia, Le varie fonti ci informano inoltre, che i Greci impararono dai Pelasgi non solo l’arte della lavorazione dei metalli, della costruzione delle mura, ma appresero, perfezionandolo, il loro modo di scrivere e facendo proprie le loro divinità.Varie popolazioni, specie quella pelasgica, hanno dato al paese il loro nome

Pausania (Arcadia, Libro VIII, 1,4,6)

Gli Arcadi dicono che Pelago fu il primo a nascere nella terra dell’Arcadia. Dato che Pelago divenne re, il paese si chiamò Pelasgia in suo onore

Pindaro (Carminia, Fragmenta Selecta, I, 240)

Portando un bel dono, la Terra fece nascere per primo l’essere umano nell’ARCADIA, il “DIVINO PELASGO”, molto prima della luna

La citazione di Pindaro potrebbe apparire valida solo come ispirazione poetica, forse perfino mitologica, però malgrado cio’, scienziati posteriori hanno dimostrato che la luna e’ un frammento staccato dal nostro globo.

Omero menziona i Pelasgi fra gli alleati dei Troiani, (Illiade, II, 840-843) e narra che Achille pregava lo “ZEUS PELASGICO DI DODONA” (Iliade, XVI, 223). Omero li menziona anche come “POPOLI di CRETA” , (Odissea, XIX, 177).

Lo storico Eforo riferisce di un brano di Esiodo che attesta la tradizione di un popolo dei Pelasgi in Arcadia e sviluppa la teoria che fosse un popolo di guerrieri diffusosi da una “patria” che aveva annesso e colonizzato tutte le regioni della Grecia in cui gli autori antichi fanno cenno a loro, da Dodona a Creta alla Triade fino in Italia, dove i loro insediamenti sono ben riconoscibili ancora nel tempo degli Elleni e sono in stretta relazione con i “Tirreni”.

La caratteristica struttura della muratura della cittadella di Atene ha fatto si che tutte le costruzioni in blocchi non squadrati e senza l’uso di malta abbiano avuto il nome, di “muratura pelasgica” esattamente come talvolta sono dette “mura ciclopiche”, cioè costruite dai Pelasgi, coloro che insegnarono ai greci i metodi delle costruzioni, il modo di scrivere e la cultura.

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(una fantastica veduta di Dodona, forse il centro dei Pelasgi)

Potremmo continuare all’infinito con citazioni sui Pelasgi, per terminare ad ogni modo e sempre che le civiltà in generale cominciano con i Pelasgi, ma la domanda principale che sorge a questo punto è : Esistono ancora i Pelasgi? Se si, chi sono?

Nermin Vlora Falaski, nel suo libro “Patrimonio linguistico e genetico” (scritto anche in lingua italiana), ha decifrato iscrizioni Etrusche e Pelasgiche con la lingua odierna Albanese. Questo proverebbe che gli Albanesi (Discendenti degli Illiri) siano gli odierni discendenti dei Pelasgi, una delle più antiche stirpi che popolò l’Europa. Qui di seguito proporremo alcune traduzioni di Falaski:

Dunque, in Italia esiste la località dei TOSCHI (la Toscana), così come i Toschi abitano nella “Toskeria”, nell’Albania meridionale.

Nota: Molti autori sostengono che la parola Tosk, oppure Tok, sia il sinonimo di DHE, tanto che oggi in albanese si usa indifferentemente la parola DHE che quella TOK per dire “terra”.

In Toscana si trova un’antichissima città, verosimilmente fondata dai Pelasgi, che si chiama Cortona, (Nota, in Albanese: COR=raccolti, TONA=nostri, cioè “i nostri raccolti”). Dalla vasta e fertile pianura della Val di Chiana si accede a una rapida collina, in cima alla quale si trova un bellissimo castello, trasformato in museo archeologico. In mezzo ad un grosso patrimonio epigrafico, vi è anche una iscrizione particolarmente bella e interessante, su un sarcofago con addobbi floreali.

Su questo sarcofago appare la seguente scritta:

ania

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La nave è per noi fierezza, coraggio e libertà

La voce verbale â o âsht (in Italiano è) si usa ancora nel dialetto dell’Albania settentrionale e nel Kossovo, mentre nel sud e nella lingua ufficiale, che è quella dei Toschi, si impiega la voce ësht.

Le varie fonti ci informano che i Greci impararono dai Pelasgi non solo l’arte della lavorazione dei metalli, della costruzione delle mura, ma appresero, perfezionandolo, il loro modo di scrivere e fecero proprie le loro divinità, come per esempio DE-MITRA (Dhe=terra Mitra=utero, cioè la DEA MADRE TERRA), nonché AFER-DITA(Afer=vicino, Dita=Giorno, più tardi chiamata Venus dai Romani, oggi Venere).

I Pelasgi, che furono chiamati anche “Popoli del mare”, poiché erano abili e liberi navigatori, chiamarono ILIRIA (ILLYRIA per i Romani) la loro patria: LIRI (LIR=libero), che voleva dire: “Il Paese del popolo libero”, paese che si estendeva dal Mediterraneo fino al Danubio.

Parole con la radice Lir la troviamo con lo stesso significato nelle seguenti lingue:

Pelasgo-illirico(liri), Etrusco(liri), Albanese odierno(liri), Italiano(libertà), Francese(libertè), Latino(libertas), Inglese(liberty), Spagnolo(libertad), Romeno(libertade), Portoghese(liberdade).

In italia, e precisamente nel Lazio, esiste il monte Liri, nonché il fiume Liri, e Fontana Liri.

Questo nome è stato conservato durante i secoli nei vari paesi Europei Mediterranei, molto probabilmente attraverso la “irradiazione” delle varie tribù illiriche, come gli Etruschi, i Messapi, i Dauni, i Veneti, i Piceni, etj, Ognuno di questi nomi ha un significato nella lingua Albanese:

E TRURIA(E=di, TRURIA= Cervello, paese di gente con cervello), MESSAPI (MES=ambiente, centro, HAPI=aperto, paese di gente aperta), DAUNI (dauni, separati, separatevi), VENETI (nome derivante dalla dea VEND, patria, luogo per eccellenza), PICENI (PI=bere, KENI=avete, luogo con acqua abbondante).

Il nome Pelasgi si può riferire alla parola Albanese PELLG (mare profondo), come in italiano “pelago”.

Questa è un’iscrizione illirica postumata, datata tra il III-II secolo a.C, che attualmente si trova nel museo archeologico di Durazzo, in Albania:

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Sopporta il tuo dolore e piangi se ti aiuta, però affidalo alla terra calda, alla Grazia Celeste e al Supremo Bene

È importante notare che il linguaggio di questa iscrizione è talmente simile all’Albanese odierno, che con difficoltà si può pensare che risalga a più di duemila anni fa.

In generale, le iscrizioni più antiche si presentano formulate da destra a sinistra e continuando talvolta da sinistra a destra, cioè in forma bustrofedica, e spesso senza interruzione tra una parola e l’altra. Però questo documento di Durazzo è stato inciso da sinistra verso destra, ciò che dimostra la sua origine più recente, quando l’alfabeto latino, molto più pratico, si era già affermato e ormai si scriveva sempre da sinistra verso destra.

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Andando alla ricerca di nuove iscrizioni, dall’Egeo all’Atlantico e casualmente in Egitto ed oltre, non solo nel tentativo di scoprire il loro contenuto, ma anche per verificare la monogenesi delle lingue che viene sostenuto da eminenti studiosi, nel Museo Archeologico di Atene è stata incontrata una stele molto antica che contiene un’iscrizione bustrofedica redatta con l’alfabeto dei Pelasgi ed è di contenuto funerario. Questa stele è stata scoperta nell’isola di Lemno e, in generale, viene considerata molto difficile e poco convincente ogni tentativo di comprendere il contenuto di quella scrittura. Ed è per questo che fino ad oggi pochi si sono seriamente impegnati a sciogliere quell’enigma. Cominciamo mostrando questa Stele di Lemno, attribuita al VI secolo a.C. (ma da alcuni qualificati studiosi ritenuta anche più antica):

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Questa iscrizione interamente bustrofedica, dove si possono leggere continuamente le lettere “TH” e “H”, per rappresentare sospiri e singhiozzi, come noi faremmo oggi “AH” e “OH”, contiene un tormentato lamento funebre, ovviamente per la morte di un congiunto che era stato anche un grande eroe, come dimostra il ripetuto orgoglio di tutta la parentela. Riscriviamo ora la Stele in una forma più sciolta adattandola ai tempi nostri:

“LUTTO, siamo in pieno lutto,

angoscia, disgrazia dappertutto,

donne coperte dal velo nero.

Lutto hai dato ai parenti, o parente!

Egli è della nostra stirpe, Ah!, Oh!

Ci è stato strappato via, che disgrazia.

Ma per quale colpa, questa sciagura?

Gelido è il suo trono d’oro, Ah!

Della sua fama fieri eravamo, Oh!

Lutto, lutto nel mondo intero,

strappandolo via, siamo stati decapitati!

All’improvviso ci colpì questo lutto, Ah!

Ahimè, per quale mai colpa? Oh!

Parente nostro egli fù,

ma perché con questo lutto ci colpì?

Nel lutto, nella disperazione, Ah!

Ci soffocano le lacrime, Oh!

Egli che ha fatto vivere la nostra stirpe,

per quale colpa, ora, la estingue?

Ah! Oh!

Oh! D’oro era Lui,

ferito da coltello, che disgrazia,

soffrì tanto, in silenzio,

senza mai proferire insulti!

Ah! Oh!

Tu, parente, ci hai decapitati, Oh!

Tu, la vita a noi piena di spine hai reso, Ah, Oh!”

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La parola “ZI” o “SI” (lutto) la troviamo, fra altre, anche in questa breve iscrizione, ma di notevole contenuto, in una stele al museo archeologico di

FELTRE (Italia)

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Soffriamo di un lutto senza fine”

Bisogna tenere sempre presente che la ricchezza linguistica dei popoli è l’unico archivio documentario incontestabile, specie quando mancano altre prove, ma è soprattutto la principale testimonianza della creatività umana.

Diversi studiosi sostengono la tesi della monogenesi delle lingue, particolarmente durante questi ultimi 2 secoli, allorché il progresso delle comunicazioni ha dato alle persone la possibilità di muoversi con facilità e di avere contatti anche con popolazioni in zone molto remote.

Sono stati citati gli studiosi italiani Alfredo Trombetti, Elia Lattes e Francesco Ribrezzo i quali sono validi sostenitori di questa tesi, oltre che alla provenienza illirica dei popoli italici. Oltre agli autori Sopraccitati, vi sono altri studiosi , nonché tedeschi, austriaci, francesi ed inglesi che affermano l’origine illirica delle popolazioni italiche. Un particolare merito va al prof Zacharie Mayani, docente alla Sorbona, il quale negli anni 1970 ha pubblicato 3 grossi volumi, per sostenere che la lingua etrusca si interpreta solo attraverso l’albanese odierno. Per verificare la veridicità della sua scoperta, ha studiato l’albanese, prima a Parigi, quindi si è recato in Albania, per perfezionarsi. I tre volumi pubblicati da Mayani si intitolano: “Les Etrusques Commencent a Parler” , “Les Etrusques Parlent” e “La Fin Du Mystère Etrousque”.

Ad ogni modo, colui che per primo ha lanciato e diffuso l’idea della monogenesi delle lingue fu Sir William Jones (1746-1794), famoso orientalista che alla fine della sua intensa vita conosceva 28 lingue. Comunque, nei nostri giorni, il sostenitore valido di questa tesi è il prof. Colin Renfrew dell’università di Cambridge, che nella sua opera “Archeaology and Linguistics” pubblicata nel 1989, scrive:

“La ragione principale della pubblicazione di questo mio lavoro è per mettere in evidenza che gli archeologi di questi ultimi anni, per ricomporre il passato non hanno preso nella dovuta considerazione la testimonianza della linguistica”.

Nel nostro globo, vi è sempre un’orizzonte, oltre il quale non è possibile vedere. Così, per quanto riguarda l’antichità, il nostro orizzonte sono i Divini Pelasgi. Essendo stati loro i primi inventori della scrittura fonetica, non possiamo negare che la vera cultura comincia con i Pelasgi, come d’altronde abbiamo appreso da vari autori dell’antichità.

Leggiamo ora alcuni documenti epigrafici rinvenuti dall’Egeo all’Atlantico, dove si menzionano le parole Pelago-illiriche YJ, ARNO, REZE ed altre, sempre con lo stesso significato.

Cominciamo inizialmente con le iscrizioni che si trovano oggi in Albania:

Su questo stupendo tempietto della città-stato di Apollonia, si trova una bella iscrizione del III secolo a.C che narra di stelle (YJ) e di un bambino (FIMI). Leggiamolo:

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Il bimbo che è stato affidato a questo Tempio, ora è Deificato”

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Dopo aver letto questa iscrizione dell’Illirica, che, senza dubbio, corrisponde alla parlata odierna albanese, concentrata l’essenza del proprio significato, ora leggiamone un’altra ugualmente bella, di Durazzo, che come la precedente narra di Deificazione (YJNERIM, al sostantivo) e che appartiene al II-I secolo a.C:

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Deifica (la sua anima, Signore), fa che appartenga alla Tua dimensione” <>

Erodono ci ha spiegato che, prima dell’arrivo dei Greci, quel territorio si chiamava PELASGIA. Ci ha anche raccontato che i Greci impararono dai Pelasgi l’arte della lavorazione dei metalli, la costruzione delle mura, la scrittura che raffinarono e che fino alla scoperta del latino, fu l’unica scrittura divulgativa. Ancora oggi, nei vari musei dell’albania vi sono epigrafi redatte con l’alfabeto greco, il cui contenuto si comprende tuttavia non con la lingua greca, ma con quella albanese, ad eccezione dei neologismi frattanto formatisti. Ad ogni modo, più avanti leggeremo interessantissime scritture.

Ora stavamo trattando le iscrizioni che contengono le parole YJ (stelle) come già visto, nonché quelle con ARNO (Creatore) e REZE (raggi).

Dato che parliamo della monogenesi delle lingue, ritorniamo a questa riva dell’Adriatico e leggiamo nel museo archeologico di Siena questa iscrizione che si trova su uno stupendo sarcofago, dove peraltro si trovano insieme tutte e tre le parole che intendiamo trattare (YJ, REZE e ARNO).

Dai bassorilievi che compongono il sarcofago, con i personaggi in stato di meditazione e con la Dea VEND (Patria) al centro, si può facilmente dedurre che la scrittura ha contenuto cosmogonico:

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Come si sa, RESA chiamavano se stessi gli etruschi, Ora componiamo questa iscrizione nella sua forma dinamica odierna:

“Arno, (Creatore), poiché tu per noi sei nelle stelle, meriti la commemorazione di tutti i RESA (Etruschi)”.

La parola “ARNO” oggi la troviamo solo nella lingua albanese con un significato declassato di “restauratore”, però, restaurare una cosa danneggiata, significa “ricrearla”, quindi l’interpretazione della parola ARNO in questa e in moltissime altre iscrizioni dell’Etruria penso sia valida.

Inoltre, vi è il ben noto fiume ARNO che bagna, fra altre, la fiorente città di Firenze: e noi sappiamo che le civiltà sono sempre nate vicino a fiumi importanti.

YJ (stelle): neanche questa parola è stata trovata in altre lingue, tranne che nell’albanese, pur essendo molto comune nei documenti epigrafici dell’antichità, dall’Egeo all’Atlantico.

YJ, YJNOR, HYJNERON sono termini provenienti dal pelasgo-illirico-etrusco. Infatti, se ne trovano in abbondanza nelle loro iscrizioni, ma oggi si usano solo nella lingua albanese. Da questo si può dedurre che le varie forme di YJ potrebbero essere di origine proto-indoeuropea. E si può arrivare a questa conclusione prendendo in considerazione tutte le altre lingue indo-europee che non chiamano “YJE” le stelle, bensì: Sanscrito(Astra), Italiano(Astri:stelle), Spagnolo(Estrella:estreja), Portoghese(Estrema), Inglese(Stars), Greco(Astro-Asteri), Romeno(Stea e Vedeta), Persiano (Setareh), Tedesco (Stern).

Nella Penisola Iberica si trovano iscrizioni molto simili a quelle dell’Illiria e dell’Etruria, incise con l’alfabeto pelagico-fenicio e si interpretano sempre attraverso l’albanese.

Abbiamo menzionato le iscrizioni con la parola YJE e derivate. Ora, per rimanere nel tema, tra le altre iscrizioni del Portogallo del Sud, scoperte ai primi del XVIII secolo e finora mai decifrate, vediamo questa epigrafe che appare sulla stele n.22:

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L’ho dedicato alle divinità quando ero ancora in vita

Venite in Albania :conviene investire

Berisha inaugura la Fiera del Levante dicendo «Venite in Albania, Cina d’Europa»
Il premier alle imprese continentali: «La tassazione è la più bassa d’Europa e c’è poca burocrazia»
E lo ha fatto in­tervenendo all’inaugurazione del­la IX edizione della Fiera del Le­vante in Albania, quest’anno inti­tolata Eco Biz Expo, di scena al Pa­lazzo dei Congressi di Tirana.

Il discorso del primo ministro albanese inizia così:

Carissimo Presidente Vendola,ministro Urso e Presidente de "Fiera del Levate" ,l' ambasciatore D'Elia e ministro Prifti, carissimi , Ambasadori Saba d’Elia, ministri Prifti, onorati partecipanti.

Prima di iniziare vorrei ringraziare il Presidente vendola, il ministro Urso , l'Ambasciata d'Italia,'l'ambasciatore D'Elia il presidente De "La Fiera del Levante" per l'organizzazione a Tirana di questo grande evento vitale per l'economia dei due paesi, e sopratutto tra l'Albania e la Puglia che hanno legami e interessi comuni,...

Io vorrei assicurare gli investitori italiani che l'Albania è un cantire aperto ogni giorno per far si che diventi sempre più attraente per gli investitori stranieri e anche gli investirori pugliesi.
Stiamo lavorando duro per poter abattere le barriere burocratiche e per mettere in regola la questione delle proprietà private per far si che possano così rassicurare gli investimenti ma allo stesso sottolineo che siamo anche il paese con il piu basso tassattivo d'Europa.
Siamo il paese con un sportello per le registrazioni di imprese e le tasse si possono pagare on line.

Insomma Berisha vuole attirare sempre di piu investitori stranieri in Albania.
Ricordiamo che negli ultimi anni in Albania sono state create autorstrade(sopratutto nel nord dell'Albania) e collegamenti veloci in alcune città.

Fiera del Levante in Albania


Si svolgerà a Tirana Dal 14 al 17 ottobre, presso il palazzo dei Congressi, la nona edizione della Fiera del Levante in Albania, che quest'anno ha carattere specialistico sui temi legati allo sviluppo ecologico. I comparti interessati sono quelli dell'edilizia sostenibile, delle energie rinnovabili, del ciclo di gestione dei rifiuti, del turismo sostenibile ed ecocompatibile.
La Fiera si struttura come ECO BIZ EXPO: quattro giorni fondamentali per chi opera nel business dell'ecologia. In particolare si prevedono:

ECO EXPO
– Spazi espositivi;

ECO FOCUS
– Seminari a numero chiuso per cogliere le opportunità del mercato;

BIZ FORUM
– Incontri d'affari personalizzati, "business to
business" organizzati su misura per
ciascuna azienda richiedente.

In tale ambito è prevista anche la presenza della Regione Puglia con una partecipazione istituzionale alla manifestazione finalizzata alla
promozione dell'esperienza dell'industria regionale nel campo dell'ecologia, nonché con la finalità di dare un significativo impulso
internazionale ai neo-costituiti distretti produttivi regionali nei settori di riferimento. Tale partecipazione si articolerà nella realizzazione di uno spazio espositivo definito "Spazio Puglia" e di un calendario di incontri,
seminari e workshop tematici.
In tale ambito l'ICE sta organizzando una collettiva privatistica che metterà a
disposizione delle aziende delle aree e dei servizi specifici.

Informazioni

Telefono: 0832.457833 fax 0832.397402
E-mail: rapportieconomici@confindustrialecce.it

fonte http://www.iltaccoditalia.info

Il castello di Petrella


Il castello è situato vicino alla capitale del paese, e così naturalmente attira l'attenzione di molti visitatori. E 'in cima al villaggio di montagna che porta lo stesso nome. Essa ha forma triangolare e due torri di osservazione. Anche se al suo posto "esisteva già nel antiche fortificazioni, l'attuale progetto si riferisce" solo "15 secolo. All'interno del castello è un ristorante. Petrel offre ai visitatori una vista unica della valle Erzen, pittoresche colline, oliveti e distanti montagne.

Cooperazione Italia-Albania

Korçe - Coriza

Korça (si pronuncia Korcia) ed in italiano si chiama Coriza.
Coriza è una città (85.600 abitanti) dell'Albania, capoluogo degli omonimi distretto e prefettura. Si trova nell'Albania centro-meridionale, non lontana dai confini con Grecia e Macedonia. Poco lontano da Coriza sorge il piccolo villaggio di Qershize.
Korca
E 'la più grande città del sud-orientale, l'Albania. Si trova sulle pendici della montagna di Morava, a 800 metri sopra il livello del mare, è diventata un importante centro industriale e il commercio nel XVIII secolo, a causa dello sviluppo degli scambi commerciali con le regioni limitrofe. Un Korca è il Museo di arte medievale, che rappresenta la cultura del popolo albanese. Ci sono anche il Museo Nazionale della Pubblica Istruzione, in cui il 7 marzo 1887 è stata aperta la prima scuola di lingua albanese e anche il nuovo museo "Collezioni di Bratko" con oggetti d'antiquariato da Estremo Oriente




Luoghi utili da visitare

Il Museo d'arte medievale,
La galleria "Guri Madhi"
Il Museo Bratko con collezioni di oggetti d'antiquariato e l'Estremo Oriente
Il Museo della Pubblica Istruzione
Il Museo Archeologico


Korca è la città principale della regione sud-orientale ed è situato su un altopiano di 869, ma a ovest di Florina (Grecia), 39 km a sud del lago di Ocrida. E 'il centro di produzione di tappeti più grande in Albania dal greco. In città ci sono interessanti musei, tra cui la Muzeu Artet Mesjetar Shqiptar, Muzeu Historik e la Muzeu Arsimit Kombëtar (Museo della Pubblica Istruzione). La maggior parte della città antica è stata distrutta dai terremoti del 1931 e del 1960, che batte i minareti e le chiese, comunque, un po 'di' colore di Korca rimane nel bazar a ovest di Illyria. Korca si trova a 179 km a sud-est di Tirana.

Apollonia in Albania


Apollonia (città antica) si trova a 12 km da Fier questa città antica è il più importante centro archeologico dell’Albania
Nella metà del V secolo a.C. ad Apollonia era attivo un laboratorio per coniare monete. Attraverso le transazioni commerciali queste monete si diffusero per tutta l’Illiria ed oltre. Nel II secolo a.C. Apollonia aveva una popolazione di 55.000 abitanti. Nel I secolo a.C. Giulio Cesare usò questa cittadella come fortezza contro Pompei. Come ricompensa per il supporto dato a Cesare, ad Apollonia fu concesso lo status di città libera. Apollonia divenne così un centro culturale, dove l’arte, l’architettura e la scultura fiorirono e prosperarono. Nello stesso tempo Ottaviano Augusto (il primo imperatore romano) e Agrippa (re di Giudea), legati da stretti vincoli di amicizia, vennero a studiare alla famosa scuola d'Apollonia. Fu qui che appresero la notizia dell’assassinio di Giulio Cesare.
Nel III secolo d.C. un terremoto sconvolse l’orografia della regione facendo cambiare direzione al fiume Vjosa (allora noto con il nome di Aos) e portò al declino di Apollonia.
Gli scavi archeologici ed i monumenti di Apollonia. I primi scavi eseguiti durante la Prima Guerra Mondiale da archeologi austriaci riportarono alla luce principalmente la cinta muraria della città. Successivi cavi sistematici, iniziati nel 1924 da un missione archeologica francese guidata da Leon Rey, riportarono alla luce un insieme di monumenti del centro della città. Nei venti anni seguenti sono stati eseguite campagne di scavo da archeologi albanesi. Gran parte dei reperti si trovano nel Museo, ricavato nell’antico monastero di Santa Maria.La cinta muraria. Apollonia era circondata da mura di protezione, con un perimetro di 4.500 metri ed uno spessore di 3 metri e 40 cm. Le mura sono state costruito durante il IV secolo d.C.
I primi scavi eseguiti durante la Prima Guerra Mondiale da archeologi austriaci riportarono alla luce principalmente la cinta muraria della città. Successivi cavi sistematici, iniziati nel 1924 da un missione archeologica francese guidata da Leon Rey, riportarono alla luce un insieme di monumenti del centro della città. Nei venti anni seguenti sono stati eseguite campagne di scavo da archeologi albanesi. Gran parte dei reperti si trovano nel Museo, ricavato nell’antico monastero di Santa Maria.La cinta muraria. Apollonia era circondata da mura di protezione, con un perimetro di 4.500 metri ed uno spessore di 3 metri e 40 cm. Le mura sono state costruito durante il IV secolo d.C.

La Grecia ortodossa uccideva i cristiani

Ma la verità e i fatti parlano in modo diverso!

Nel 1897 si crea in grecia il partito col nome “Lega Arvanita” con capo Marko DH. NOTI Boçari e ne facevano parte tutti i discendenti degli eroi della rivoluzione greca del 1821. Questa lega manda una lettera anche agli albanesi dopo i confini che ancora erano sotto dominazione turca. Si vedeva scritto:

“fratelli, per quanto ci possa dividere il posto e la religione dobbiamo dimenticare i problemi fin dove ci hanno portato i turchi e la religione. Molte cose accomunano il popolo greco e quello albanese. Il greco, prima di diventare tale era albanese, quindi pelasgico. Greco significa albanese civilizzato.”

La lettera era firmata da M.N.Boçari, Xhavela e Shehu. Con questa lettera gli eroi della rivoluzione greca che erano ancora vivi e i loro eredi chiamano gli albanesi musulmani “fratelli di una sola lingua” accettando così anche la loro origine. Di questo parla anche un altro frammento della storia degli arvaniti...

Durante i funerali di Marko Bocari, dopo la liberazione della grecia, Mitropolit di Artes Porifirio chiama Marko Bocarin, fondatore arvanitas, della grecia. Il re nuovo Othoni lo guarda con stupore a Mitropolit (vescovo). Vedendo lo stupore del re Mitropolit gli dice: “Si, re, l'albania ha fatto nascere il fondatore del tuo posto!” (leondios lendiu “caso albanese” 1897 pagina 45-47.) Ma così come Marko Bocari erano la maggior parte degli eroi della rivoluzione greca come Xhavella, Miaulis, Konduriotis, Kollokotroni, Ali Farmaqi, Odise Andruco, Heroina grande Bubulina. Cosa spetta allora agli arvaniti dalla grecia? Orgo Maruga (studioso greco) nel suo libro “il contributo degli arvaniti di efsines” risponde: “la libertà”

Erano arvaniti anche i primi tre membri della commissione che consegnarono la corona reale della grecia al re Othon e questi erano, Andrea Mialuli, Marko Bocari e Dhimiter Plaputa. Non continuo oltre col parlare del ruolo decisivo che hanno avuto gli arvaniti per la nascita dello stato greco, per questo si potrebbero scrivere migliaia di pagine e neanche questo basterebbe.

Ci chiedono se esiste una lingua arvanita (diversa da quella greca) ?

Confrontando con questa domanda le idee fallite di molti storici greci moderni secondo i quali gli arvaniti erano greci albanizzati o peggio, che loro avevano come lingua madre il greco. Nell'anno 1809 un ragazzo di 19 anni da al consigliere francese a Janine Pouqueville, un dizionario scritto da lui forse per il desiderio di aiutare il consigliere che desiderava imparare la lingua arvanita. Questo ragazzo di 19 anni sarebbe stato un'eroe che sarà nella rivoluzione greca, Marko Bocari. Nel maggio dell'anno 1819 il consigliere francese dà il dizionario di Bocari con il titolo “Dizionario dal greco dell'arvanito semplice” alla biblioteca nazionale francese. Marko non era senza-scuola, visto che aveva studiato nell'università di korfuz che è anche conosciuta come !”akademia e jonit”. E di sicuro conosceva bene il greco antico e quello moderno ma comunque questa non era la sua lingua madre, e questo si capisce molto chiaramente dando un'occhiata al dizionario scritto da lui.

Mentre le parole in albanese erano scritte correttamente e senza errori, in quelle greche si notano molti errori, e questo con la massima certezza non sarebbe successo se il greco fosse stata la sua lingua madre. Ma se gli arvaniti parlavano greco, allora perchè sarebbe nato il bisogno di scrivere un dizionario greco-arvanito?

Se si nota il dizionario di Marko Bocari che successivamente avrebbe sparso sangue e avrebbe dato la vita per regalare la libertà alla Grecia, si intuisce subito che da una parte che la lingua arvanita e il greco erano due lingue diverse, e dall'altra parte che la lingua arvanita e quella albanese sono una sola lingua.

Ma perchè Marko Bocari scrisse questo dizionario?

I giorni delle unioni anti-turche si avvicinavano! Ma perchè questa alleanza avesse avuto successo, tutti gli abitanti della Grecia arvanita e greci dovevano essere un'unico popolo anche se parlavano due lingue diverse. Di sicuro diverse, ma attenzione, non straniere l'una dall'altra! Nella grecia della pre-rivoluzione e in quella dei primi anni dell'esistenza del primo stato greco, gli arvaniti in maniera naturale parlavano greco e con la stessa naturalità anche i greci parlavano la lingua arvanita. I facenti parte della rivoluzione greca avevano sognato di costruire uno stato libero decisamente diverso dallo stato prigione dell'impero turco, nel quale come i greci e anche albanesi avevano sofferto insieme. Ma insieme tutti e due i popoli e le due lingue avrebbero lottato per la libertà della grecia e dovevano costruire le basi per il nuovo stato. Ma questo è rimasto solo un sogno! I banchieri cristiani asiatici (armeni ebrei parlatori di greco, per questo motivo chiamarono se stessi greci dopo la vittoria della rivoluzione) del sultano misero le loro mani nella grecia libera (senza lottare o dare contributi per la libertà di essa) che aveva vinto l'indipendenza dalla forza dei sogni dei rivoluzionari facendo essa loro proprietà privata e trasformarono lo stato greco in una copia venuta male dello stato fondamentalista e autocratico turco. Marko idealista come tutti i rivoluzionari era un adoratore della libertà e di sicuro non immaginava che solo qualche decina di anni dopo la sua morte agli arvaniti sarebbe stato rubato la libertà della lingua e quella dell'esistenza. Prove abbondanti dell'esistenza della lingua arvanita li trovi anche in molti documenti e lettere degli eroi della rivoluzione greca, ma un documento molto decisivo della lingua arvanita dopo il dizionario di M.Bocari che prova completamente che la lingua arvanita era diversa da quella greca e tutt'una con l'albanese è il libro intitolato “NOCTES PELASGICAE”, pubblicato ad Atene nel'anno 1855 da un certo “KARL HAINRICH THEODOR REINHOLD. Ma chi era questo reinhold?

Karl Reinhold era un medico da Getingeni, nel nord della germania e venne in grecia insieme al primo re della grecia indipendente OTTON della Bavaria per aiutarlo per la creazione del nuovo stato. Karl Reinhold nello stato nuovo greco ebbe il compito del capo-medico della flotta navale, ebbe l'opportunità di conoscere molti arvaniti che quella volta componevano la maggioranza della flotta navale greca. Interessato da questa lingua che non aveva mai sentito Reinhold iniziò a voler imparare la lingua arvanita e scriveva in questa lingua tutti i vari avvenimenti, storie o barzellette che marinai e suoi amici gli raccontavano. Secondo Reinhold la lingua arvanita era la lingua dei pelasgi mitologici, la lingua dalla quale era nato lo stesso greco antico. Anche se scritto quasi 200 anni fa ti assicuro che ogni albanese ti oggi può comprendere facilmente i testi di Reinhold scritti in lingua arvanita.

Perchè se gli arvaniti essendo albanesi lottarono per la grecia?

La risposta a questa domanda è molto semplice! Perchè la grecia per gli arvaniti come anche per i greci che abitavano in grecia era il loro posto! (credo che la storia del popolo arvanita in grecia la quale ho provato a riassumere qui sopra prova questo).

Perchè gli arvaniti lasciarono perdere la loro discendenza arvanita?

Dopo l'ondata degli ortodossi asiatici in grecia (i quali erano di discendenza egiziana, israelita, siriana etj etj), gli arvaniti che avevano lottato per la libertà della grecia inaspettatamente si trovarono in minoranza e la maggioranza asiatica la quale non aveva sparso nessuna goccia di sangue per la rivoluzionne greca e che non potevano accettare che dovevano la libertà agli arvaniti parlatori di albanese, decise in grecia le regole secondo le quali in grecia non esisteva nessun'altro popolo apparte quello greco (cristiano ortodosso) e non esisteva nessun'altra lingua tranne il greco asiatico che in realtà era molto differente dal greco che parlavano gli stessi greci che abitavano in grecia prima della rivoluzione. La sola strada per sopravvivere questa situazione per gli arvaniti (gli eroi della rivoluzione greca e i loro successori) restava nascondere la loro origine. Ma di sicuro che tempi nuovi sono arrivati, e l'etnia delle montagne dell'albania e della grecia che ha vinto molte volte sugli asiatici come diceva alessandro il grande e come scriveva Ipsilanti ai comandanti albanesi e arvaniti della rivoluzione Greca, non è morta. Essa è viva e forte! Gli arvaniti, anche se la violenza contro la loro lingua e la loro storia va avanti, hanno iniziato a unirsi, a scrivere libri e mostrare di fronte a tutta la grecia la loro fierezza legale per la lingua e i loro discendenti. Non parliamo del contributo che l'albania ha dato al mondo visto che il tema della discussione si allargherebbe molto, e concentriamoci sul contributo che il popolo albanese ha regalato alla grecia. Dico regalato perchè il popolo albanese, mai e nessuna volta ha voluto per il suo regalo, per il sangue sparso per la libertà della grecia, neanche un ricambio morale!

Non desidero citare nuovamente il contributo degli arvaniti parlatori di abanese nella nascita della Grecia nuova e indipendente dopo che per questo argomento penso di avere dato molti fatti sui quali bisognerebbe riflettere di più sfogliando pagine di libri e non affidandosi su risorse internet. La rivoluzione greca non avrebbe vinto se non avesse avuto la mano di Ali Pash Tepelen. Lo stato autonomo che creò questo pasha dall'albania del sud diventò il posto dove trovarono protezione e vennero educati in ambito militare molti degli eroi della successiva rivoluzione greca, quelli di credenza musulmana così come anche quelli di credenza cristiana. Come una volta Mihal Angelo Komnio, Ali Pash Tepelena sognò di creare un'alleanza anti-turca (anti-istanbull come komnio volle creare una alleanza anti-costantinopol) nei quali c'erano gli albanesi dell'albania e gli arvaniti e i greci della grecia cercando di trovare appoggio nella diplomazia inglese all'inizio e quella francese successivamente.

Quindi nella diplomazia dello stato occidentale in contrasto dagli ortodossi asiatici che cercavano la salvezza negli slavi e l'impero russo che così come la turchia era una prigione di popoli. Quì sopra ho citato la lettera di ringraziamento che Ipsiliant inviò ai partecipanti della rivoluzione, arvaniti e albanesi musulmani e cristiani per fargli gli auguri per le prime vittorie contro i turchi. Era lo stesso Ipsiliant (ufficiale dell'esercito russo con origini greche (ortodosse) dal la parte Fanar di Istanbull) che aiutò la rivoluzione greca organizzando una rivolta anti-turca in Romania.

Ma il suo sforzò fu bloccato dopo che i rumeni odiavano i cosidetti greci di Istanbull visto che questi erano i banchieri che riscuotevano le tasse in romania nel nome del sultano. Dopo il blocco della rivolta di Ipsilant in Romania, Ali Pash Tepelena si ritrovò solo davanti l'avanzata dell'esercito turco. Ma anche se la rivoltà di Ali Pasha tepelen finì nel sangue, essa aiutò (tenendo bloccato per alcuni anni l'esercito imperiale) la rivoluzione greca ad avere le prime vittorie. Qualcuno (incredibilmente) ha parlato di un aiuto (immaginario) che ha avuto la rivoluzione greca dai fratelli serbi! Mi dispiace contraddire ma il solo aiuto e principale la rivoluzione greca non l'ha avuto da nessun'altro popolo dei balcani tranne quello albanese!

La storia greca cerca di nascondere questo ruolo albanese nella rivoluzione greca citando il ruolo degli albanesi nell'esercito turco anti-rivoluzionario! Non dimentichiamo che in questo periodo l'albania era parte dell'impero turco ed era naturale che molti albanesi ne facevano parte con gradi diversi in questo esercito. Ma questo fatto non gioca nessuna differenza davanti al ruolo degli arvaniti e dello stato albanese di ali pasha tepelena che fù la base che alimentò la rivoluzione e i rivoluzionari greci.

E' ridicola l'accusa la quale gli albanesi insieme agli italiani attaccarono la grecia nella seconda guerra mondiale visto che l'albania dal 7 aprile 1939 era occupata dall'italia di mussolini. Così come è ridicolo il fatto che lo stato greco anche se ha firmato molti trattati di amicizia con l'albania ancora ha in mano la legge della guerra con l'albania intanto che ha tolto la legge della guerra con l'italia dall'anno 1946. Certamente è chiaro che il mantenimento della legge di guerra con l'albania non ha nessun motivo storico o politico ma è semplicemente la continuazione del movimento anti-albanese e anti-arvanita dei segmenti asiatici-ortodossi che hanno imprigionato la grecia nella prigione delle loro politiche fondamentaliste. Ma questo comportamento moderno dello stato greco contro il popolo albanese non è altro che la continuazione del movimento asiatico-ortodosso che inizio con la violenza morale contro gli arvaniti e continuò con la violenza politica militare e criminale contro gli albanesi nell'epiro albanese e quelli nell'albania del sud. Per i risultati vergognosi e criminali di questo comportamento dello stato greco (attenzione, stato greco, non popolo greco!) a scapito degli albanesi c'e' molto da dire e ci sono molti documenti storici (documenti storici e non risorse internet). Proprio da questo movimento asiatico ortodosso e anti-arvanita e anti-albanese arriva anche la simpatia e apprezzamento di molti greci accecati dalla demagogia crisitana per i fratelli slavo-serbi e per il criminale anti-albanese Sllobodan Milloshevic. Molti greci insieme ai rappresentanti della chiesa greca erano in mano ai criminali serbi della guerra durante il massacri che questi fecero in bosnia come quella malfamata della Serbenica.

Dato che ci sono, suggerisco di leggere il libro del giornalista greco Takis Mikas (un'altro nemico della grecia?) con il titolo “Grecia e Serbia, alleanza maledetta con Milloshevic”.

fonte : http://www.thelosttruth.altervista.org

Perchè 90 di 100 eroi della rivoluzione greca erano arvaniti!

Perchè 90 di 100 eroi della rivoluzione greca erano arvaniti!
(Ricordiamo che in antichità gli albanesi venivano chiamtati arvanitas dai greci invece dai latini albanes)

Nel 23 agosto 1821 DH. Ipsilianti manda ai combattenti della rivoluzione greca, arvanitas mmusulmani e cristiani e a quelli albanesi una lettera di ringraziamento per le prime vittorie contro i turchi. Tra le altre, c'era scritto:

“Uomini, combattenti fedeli, ai comandanti Ago Vasjari, Ceko Bej, Myrto Cali, Tahir Abazi, Sulejman Meto, e gli altri toski. Voi Toski (Albanesi del nord) non avete origine dagli orientali (asiatici) codardi e neanche dagli slavi senza fama, siete i discendenti degli eroi dai quali anche noi proveniamo e il vostro nome rimarrà senza dubbio famoso e rispettato in tutti i regni del mondo. Voi siete stati con noi nelle battaglie per la libertà...” (M.llambrinidhi. “I allavani en eladha” pagina 86). Ma Ipsilanti si sbagliava, gli arvaniti musulmani e cristiani ma anche quelli dell'albania del sud che lottarono per la libertà della grecia, gli orientali arrivati dall'asia (cristiani ortodossi dell'asia minore ai quali bastava la religione che avevano per chiamarli greci) e gli slavi gli avrebbero rubato tutto, anche il nome.

A dire il vero il desiderio di fare scomparire il ruolo indispensabile che gli arvaniti ebbero nella rivoluzione greca nacque fuori dai confini della grecia. L'idea della creazione di uno stato greco negli inizi del secolo XIX si espanse in tutta europa acculturata, attratta dalla cultura antica greca e dei suoi filosofi. La terra che aveva fatto nascere Homero, Sokrate, Demokriti, Platone, Aristotele,.... meritava di essere libera. Gli aiuti per la rivoluzione greca si avevano in tutta europa. Ma dopo la vittoria della rivoluzione greca gli europei si trovarono di fronte a un grande imprevisto.

Una grande parte degli abitanti della grecia non parlavano greco! Questo l'avrebbe affermato anche il re della grecia George I quale avrebbe detto “Gli arvaniti rappresentano la maggioranza del nostro popolo”. Proprio in questo periodo un linguista tedesco disse con ironia “Provarono a formare una grecia antica ma crearono una albania nuova”. Se in grecia tra i combattenti della rivoluzione, gli arvaniti erano la maggior parte allora in qualsiasi modo questo rapporto doveva essere cambiato. Per arrivare a questo obiettivo si cerco di iniziare dalla parte delle scuole greche dove la sola lingua che si insegnava era il greco (l'albanese ancora non aveva un alfabeto ufficiale per la scrittura della sua lingua e la chiesa ortodossa fece tutto il possibile per fare in modo che questo alfabeto non nascesse mai usando anche la maledizione pubblica, oppure la non-chiesa per quegli albanesi che provavano a imparare a scrivere la loro lingua).

E in altra parte con l'inserimento in grecia di altre popolazioni ortodosse (e per questo motivo erano chiamati greci!) dall'asia minore o da Vllahia. Subito dopo la vittoria della rivoluzione iniziarono gli spostamenti di molti ortodossi dall'asia minore verso la grecia libera arrivando al punto che in grecia si stabilirono 1'500'000 abitanti ortodossi arrivati dall'asia minore, gli arvaniti si ritornarono in minoranza in grecia per la libertà per la quale avevano lottato. Certo, questi greci “nuovi” (parlavano davvero greco, ma erano veramente tali?) gli sembrava inacettabile l'idea che gli arvaniti gli avevano dato alla grecia la libertà. Per loro si vedeva solo una alternativa ! Il ricordo degli arvaniti doveva scomparire dalla storia della grecia. Loro (gli arvaniti) non dovevano esistere e neanche la loro lingua maledetta!

fonte : http://www.thelosttruth.altervista.org/

La lingua parlata ad atene nel 1180:albanese

Ma qual'era questa lingua sconosciuta parlata ad atene nel 1180?

Non poteva essere il greco popolare (non quella ufficiale) che poteva essere capita da Mitropolit, così come non poteva essere lo slavo oppure il serbo perchè tutte e 2 queste lingue avevano il loro alfabeto ed erano lingue ufficiali degli stati slaviche di sicuro mitropolit conosceva bene e avrebbe capito se queste personne avessero parlato il bulgaro oppure serbo, e per lo stesso motivo non poteva neanche essere il latino. Questa lingua sconosciuta che parlavano i contadini di Atene non poteva essere altro che l'albanese oppure la lingua arvanita che era sconoosciuta a Mitropolit perchè non era lingua ufficiale di nessun stato e non aveva un alfabeto ufficiale conosciuto. Gli arvaniti del secolo XI avrebbero seguito gli arvaniti che si sarebbero sparsi in grecia nei secoli XIII-XIV e XV e avrebbero liberato completamente essa dagli slavi. I primi segni li troviamo nella Tessaglia negli anni 1295, anni nei quali era dimenticato il suo nome antico ed era chiamata Vllahi oppure Vllahia grande. I Vllehiani si lamentarono con il governatore del'impero per la tessaglia per gli attacchi degli albanesi e lui li promette con queste parole: “non lascerò che abiti nella tessaglia nessun albanese apparte quelli che hanno il permesso con i timbro e art dell'impero”. Ma in alleanza con i cittadini greci della tessaglia gli albanesi in poco tempo allontanarono i vllahi dalla tessaglia e quelli che rimasero crearono alcune campagne nei monti di Pindo. Poco tempo più tardi altri arvaniti arrivarono nella tessaglia e si sparsero nelle zone montane. Una prova di questo, è Kadakuzhini nel 1333 dove si dice “stanno nell'impero della tessaglia, nella tessaglia montanara, arberesh senza re, Mallakase, Buej e i Mesarit, comandati dai capi dei gruppi sono circa 12000 persone”.

Questi arberesh (arvaniti) secondo Kordatit si legarono con l'impero Androniku III ed entrarono al suo servizio come combattenti. Esiste anche una prova di Vendikasit Marin Sanuto che scrisse nell'anno 1325. ecco cosa scrive: “Dio ha portato questa arma nel nostro posto tranquillo di Vllahise (Il nome della tessaglia in questo periodo era stato dimenticato). Il cosidetti arberesh sono riusciti a conquistare tutto quello che si trova fuori dai castelli. I Catalani e i greci(bizantini) hanno fatto un'alleanza per batterli in battaglia ma non hanno avuto successo. Alla fine scrive che loro (arberesh) decidono di allontanarsi per loro volontà ma gli altri arberesh che stavano arrivando gli chiedono.. Dove state andando? Stiamo tornando indietro perchè non riusciamo a conquistare i castelli - gli risposero – Non andate via perchè stiamo arrivando anche noi e vi aiuteremo a conquistare, gli risposero i primi. Così tutti insieme conquistarono tutta la Tessaglia.”

Così è successo che la tessaglia riavesse con l'aiuto degli arberesh il suo nome antico. Solo dopo alcuni anni gli arberesh (arvaniti) della tessaglia la avrebbero difesa come se fosse stato il loro posto. Nel 1318 combattono contro Don Alfonso Feadrigon di Tebe il fondatore dell'esercito Katalano, Nel 1335-1340 si ribellarono all'espansione bizantina e questa voglia di indipendenza dalle conquiste dell'est bizantini era una continuazione del loro causa politica e spirituale che li spinse nell'alleanza con i greci di Mihal Komninit e Luan Zguris contro la politica dell'impero di Nikeas. Esempi simili della espansione degli arberesh in tutta la grecia che troviamo nelle cronache del tempo sono molti. Così nel 1383 gli arberesh si sparsero a Bioti, con la richiesta del capo di Tebe Ramon De Vilanova. Ma in questo periodo un gruppo di arberesh prendono il permesso di abitare in Atik e si sparsero intorno all'acropoli e nella parte meridionale di Atene. Nell'anno 1402 abbiamo una concessione del senato di Venedikt per 300 famiglie arberesh di abitare in Eube. La cosa particolare di tutti questi documenti è che in tutti questi casi gli arberesh si insediano in grecia con il desiderio e la concessione delle autorità locali e mettevano a loro disposizione delle autorità la loro bravura nei combattimenti. Ma perchè le autorità preferivano gli arberesh per i loro eserciti anziché reparti slavi o turchi che erano altrettanto conosciuti per la bravura in guerra?

La risposta sembra solo una, la prima popolazione arberesh della grecia accettava pienamente l'insediamento nelle loro terre delle persone che parlavano la loro stessa lingua come anche questi, cosa che non sarebbe successa se quelli che venivano fossero stati turchi oppure slavi. Gli Arberesh (Arvanitas) del secolo XV si unirono con la popolazione dei greci antichi e con gli arberesh che erano arrivati in grecia tra i secoli VI-VIII e questo accomunamento spirituale si vide quando gli eserciti turchi andarono in grecia. Così quando i due fratelli dell'ultimo impero dell'impero bizantino, Kostandin Paleologut spaventati dall'espansione di Kostantinopoli si preparavano a vendere il peloponneso e di allontanarsi in Italia, il popolo arvanita della grecia e i greci antichi lottarono fino alla fine per fermare l'avanzata turca. Gli storici moderni greci puntano a difendere la tesi che questi parlatori della lingua albanese che arrivarono in grecia nei secoli VIII-XV scomparvero per il motivo che anche se erano migliaia morirono nelle battaglie contro gli slavi oppure i turchi.

Ma perchè è affermata questa tesi dagli storici moderni greci? Per quale motivo è indispensabile ufficializzare che gli arberesh del secolo VIII-XV scomparvero?

Il fine è chiaramente politico, e la politica non è mai stata alleata della verità. Ma allora, se gli arvaniti del secoli VIII-XV scomparvero, chi erano gli arvaniti di Aticobiotise, Lorkides di Eubese, delle isole di Saronikut, di Hidres and Speceve, di Argolidhes e di Korinthit, di Akaise e Mesines? Cosa erano e sono gli arvaniti della grecia del nord? Sono greci albanizzati, è la risposta degli storici greci. Ma anche se non credibile questa risposta è lostesso più onorevole di alcune affermazioni che non esiste nessuna lingua arvanitas diversa dalla lingua greca. Ma perchè tutto questo impegno per eliminare dalla storia della grecia, gli arberesh che parlavano albanese dei secoli VIII-XV?

Molto semplice, perchè gli eroi arvaniti della rivoluzione greca del 1821 dovevano sembrare da parlatori della lingua albanese a parlatori della lingua greca. Ma essendo che questo era impossibile perchè di quel periodo esistono molte prove scritte che parlano dell'identità e della lingua che parlavano molti di questi eroi arvanitas allora si affermò la teoria secondo la quale queste persone realmente parlavano un dialetto della lingua albanese (la lingua arvanitas) ma erano greci albanizzati. Motivo di questo era l'analfabetizzazione, ed essendo che la lingua albanese era più facile della lingua greca allora molti greci analfabeti (come se gli albanesi erano meno analfabeti) per motivi pratici impararono a parlare albanese!

Ma sembra che neanche questa versione della storia non sia piaciuta agli storici greci moderni e allora pensarono di cancellare completamente dai testi la nazione Arvanitas. Se la parola Arvanitas fosse scomparsa dai libri di storia allora non sarebbe nato neanche il bisogno delle discussioni delicate di un popolo arvanitas nella grecia o di una lingua arvanitas che era diversa dal greco moderno. Dico greco moderno perchè come mostrano i dizionari della lingua arvanitas cominciando da quello scritto da uno degli eroi della rivoluzione greca, Marko Bocari, quella (la lingua arvanitas) è molto simile alla lingua greca omerica. Ma perchè si diedero così tanto da fare gli storici moderni greci per cambiare l'identità e la lingua arvanitas e sucessivamente di cancellare completamente il loro nome dai libri di storia? La risposta è semplice!

fonte : http://www.thelosttruth.altervista.org

I greci in antichità erano albanesi.

In grecia oggi vivono circa 3 milioni cittadini greci con origini arvanitiche, tra i quali più di 80'000 parlano ancora nelle loro case la antica lingua arvanitica e che i quali sono anche riuniti in gruppi i quali prendono parte anche pubblicazioni di libri e giornali. Io non ho detto che gli arvaniti sono albanesi ma che sono cittadini dello stato greco con origini albanesi. E per quale motivo tutto questo orrore per questa constatazione addirittura da farli sentire provocati? a nessun albanese è mai andato in testa di ampliare i confini dell'albania nella terra greca solo perche li abitano cittadini greci con origini albanesi, e perche enti oscure della politica greca hanno un secolo che hanno fatto e ancora fanno richieste simili a svantaggio dell'albania. Ricordiamo le cose chiamate organizzazioni di “vorio epirit” che intrecciate con segmenti della chiesa ortodossa greca continuano ancora oggi nel 21 secolo i loro gesti anti-albanesi. Ma per questo motivo non ho mai pensato di fare colpevole tutto il popolo greco!


Ma torniamo al tema degli arvaniti...

Su chi pensa che gli arvaniti non sono di origini albanesi (a dire la verità anche secondo alcune menti “sveglie” dell'università di atene, non esiste una lingua arvanitica dentro i confini della grecia perchè gli arvaniti sono scomparsi durante le guerre della rivoluzione Greca!) fa un grande errore linguistico dal momento che si pronuncia la parola Arvanitas!

Nella grecia bizantina la parola arvanitas era riferita agli albanesi che in questo periodo erano chiamati arvaniti dai greci, arnaut e dai turchi, albanez dai latini, e arberesh nella loro lingua.

Ma lasciamo stare questo fatto e continuamo...

Partiamo da alcuni elementi dell'impero bizantino che qualcuno considera come l'apice della civiltà greca.

Con la dichiarazione della fede cristiana dall'imperatore Teodos per la grecia e il popolo elleno, inizio' un periodo buio dal quale sembrava che non si sarebbe più usciti vivi, Questo periodo scuro ha avuto apice col massacro dello stadio di “Karvalles” dove Teodos massacrò senza pietà 5000 elleni. Ma quello che sarebbe successo dopo per la Grecia sarebbe stato ancora più tragico. Il bizantino cristiano fermò i giochi olimpici e chiuse la famosa accademia di Platone e molte altre scuole filosofiche in tutta la grrecia. I templi antichi vennero distrutti oppure vennero convertiti in chiese e alle statue di marmo vennero tagliate le teste e vennero buttate in mare. Con tutta la duna i greci non diventarono cristiani ed erano i soli popoli dell'impero bizantino crearono problemi agli imperatori bizantini e alla chiesa cristiana. Allora la duna dell'impero cristiano della grecia ancora pagana si ampliò ancora di più. I generali bizantini che vennero mandati in grecia non venivano pagati dallo stato bizantino come veniva fatto in tutte le altre province dell'impero ma dovevano guadagnare la paga dalle tasse che loro stessi imponevano in base alle preferenze. Così dopo aver distrutto la cultura e l'arte della grecia bizanti con questo modo di amministrazione distrusse anche l'economia della grecia (vedi per questo Paparigopulos-Kordatos).

Parole come “verme greco”, “sporco greco” oppure “greco degenerato” hanno origine in questo periodo storico. Ma allora se Bizanti Cristiano odiava così tanto la grecia che manteneva ancora nel suo spirito la consacrazione dei miti antichi perchè ha deciso che il greco fosse la lingua ufficiale dell'impero? Spesso anche storici professionisti girano intorno alla risposta di questa domanda e chiamano l'impero anti-greco di bisanzio impero greco-bizantino solo per il motivo dell'uso della lingua greca come lingua ufficiale dell'impero. A dire la verità la lingua ufficiale dell'impero romano d'oriente era naturalmente il latino, ma con il passare del tempo gli autori bizantini vennero trovati prima del problema della lingua. Tra i popoli che abitavano nelll'impero romano d'oriente il latino non era del popolo tantochè la lingua greca era molto diffusa e piu' conosciuta per motivi storici economici e culturali. Quindi per motivi pratici della gestione dell'impero venne deciso il greco come lingua ufficiale dello stato.



Ma erano “puri” i greci (che abitavano in grecia) quelli che comandavano l'impero?

Certo che no!

In 1000 anni l'impero bizantino (che tragicamente per i veri greci fu chiamata greca) non ebbe nessun generale greco e con questo intendo, greci abitanti della grecia. Però le disgrazie per la grecia non terminarono qui, il secolo V-VI insieme alla peste e ai terremoti che distrussero le città portò con se anche gli attacchi dei barbari. Molte croniche contemporanee che parlano di questo periodo oscuro dicono che dopo il secolo V la Grecia era distrutta completamente dai barbari e i greci erano scomparsi completamente. Anche molti storici moderni constatando queste cronache mantenevano l'ipotesi che i greci nativi, (intendendendo i greci che abitavano in Grecia non gli abitanti che parlavano greco ma venuti dall'Asia e dall'Egitto) scomparvero completamente dalle catastrofi naturali e dalle invasioni barbariche che avvennero in Grecia nei secoli V-VI.

Ma io non credo a queste ipotesi visto che anche gli illiri vissero questo periodo difficile nelle montagne dell'Albania anche i greci così riuscirono a sopravvivere .Come risultato agli attacchi dei barbari e della peste nera che veniva dall'est, la grande illiria iniziò a rimpicciolirsi. Gli abitanti dell''illiria dell'impero iniziarono a spostarsi verso l'interno del paese e trovarono salvezza e sopravissero nei monti dell'illiria del sud (l'attuale Albania e Kosovo). In mezzo alle montagne dell'Albania i popoli illiri che sopravvissero all'apocalisse barbara, così come avrebbero fatto anche secoli dopo con l'invasione turca, con l'aiuto degli eserciti imperatori i quali in questo periodo rappresentavano i reparti più consistenti, fermarono le ondate sucessive barbare e successivamente slave e in questo modo anche la fine dell'impero bizantino. Intanto gli slavi erano riusciti a occupare in maggioranza nella grecia distrutta. Questa grande espansione degli slavi in grecia lo testimoniano molte delle croniche bizantine. Per esempio Teofan mostra che nel tempo di Irenes(782-783) patrizi Staurak fù mandato a combattere contro gli slavi in selanik e in grecia e gli obbligò a pagare tasse. Ma queste vittorie erano momentanee e gli slavi diventavano sempre più potenti. Così secondo le parole dell'imperatore bizantino Costandino VII (912-959) “tutti i posti, quindi tutta la penisola greca era diventata barbara”. In relazione a questo problema lo stesso imperatore racconta una storia. Quando un uomo dal peloponneso iniziò a parlare della sua origine ellena, il grande filosofo Eufenau lo derise con queste parole, “Fai davvero bene a vantarti della tua origine ellena, anche perche nei tuoi gesti noto l'odore slavo”.

Proprio per questo motivo l'impero ha pensato che per fermare la slavizzazione completa della grecia di permettere l'immigrazione dei cittadini illiri dell'impero nella Grecia del sud fino al peloponneso. In effetti abitanti illiri e greci dell'impero li accomunavano molte cose in comune che li contraddistinguevano dagli slavi, accomunanze politiche e storiche come abitanti dello stesso impero all'inizio romano poi bizantino, culturali basati nella leggera espansione della cultura ellenica, e infine legame dove avevano le stesse credenze antiche e quelle moderne cristiane. Questa alleanza e collaborazione tra i 2 popoli si fece notare anche quando Mihal Angelo Komnio forma despotatin (despotato) della grecia nella grecia centrale e in alleanza con gli fondatori arberesh (arvanitas) del peloponneso come Luan zguro e con Dhemeter fondatore del despotato di arberia prova a contrapporsi all'invasioine dei franki. Storici greci come Kordati non hanno opinioni buone per il greco Mihal Komnio e neanche per l'arberesh Luan Zguro per il motivo che il primo creò il despotato della grecia dividento esso dal cosidetto impero di Nikeas che era il successivo della politica dell'impero bizantino dopo la caduta di costantinopoli nelle mani dei franki e per l'altra ragione perchè uccise il vescovo Mitropolitin di Corinthit. Ma tutti questi 3 fondatori vollero fare le battaglie e fare la loro politica in grecia e in albania (arberia) provando a discostarsi dalla politica di costantinopoli e dell'impero bizantino. Per questo motivo Mihal Angelo Comneo chiamò il suo stato despotati della grecia e in effetti come scrive dott. Jorgo Haxidhaqis “la ragione ellena era straniera per i bizantini fino al tempo dei Komni e solo dopo di loro essa diventò un po più forte” (revista Evdhomas 1884). La chiesa ortodossa odiava Luan Zguron per come si era comportato avendo provato a soffocare un vescovo (mitropolit) mettendo così in mostra l'indifferenza tra la chiesa bizantina che si occupava (così anche come oggi) di politica al posto di occuparsi di religione.

Ma il suo comportamento sarebbe significato il desiderio di ritornare nelle credenze antiche ellene che ancora non era morto e avrebbe spiegato la sua sopravvivenza con le lezioni del filosofo Gemisto Pletone, Giorgio (Costantinopoli 1355 ca – Mistra, Sparta, 1452), il quale sarebbe diventato il diffusore della filosofia antica in europa distruggendo la nascita dell'eopca del rinascimento europeo. Per Luan Zguron, P.Karolidhi nella parte V di “Storia del popolo greco” dice che il suo cognome “Zgura” è albanese. Tempo dopo questo cognome viene ripetuto su Mauricio Bua Zgura oppure Scura come dice Halkondili. Dal nome Zguro (in greco Sguro) e dalla pronuncia in greco sgurae dice karolinthi viene il nome Sciro che troviamo negli albanesi (Arberesh e Arvaniti) della Sicilia. Ma Luan Zguro non è stato il solo fondatore di origine arberesh (arvanita) o illiro nel periodo dell'occupazione franca, una serie di famiglie con la stessa origine giocano un ruolo molto importante nella storia della grecia, queste erano Vranaj, Dhoksa, Boxharet etj etj. Ti assicuro che anche oggi puoi trovare in albania molte famiglie che hanno questi cognomi, per questo basta che controlli il libro dei numeri di telefono della repubblica di albania, e sono sia di credenza cristiana, ortodossa o cattolica o anche musulmani perchè per gli albanesi di oggi come anche quelli di un tempo (riucorda Luan Zguron) non ha importanza la religione ma Dio.

Quanto fosse stata grande l'espansione degli arberesh (arvanitas) in grecia lo capiamo dalla lettera di Mihal Akominatos di Honia il mitropolit (vescovo) di atene intorno agli anni 1180. Lui considerava la sua mandata in atene una punizione. Atene si era ridotta in povertà, nulla di simile rispetto alla fama dell'antica Atene, e dice:

“Questa gente non rispettano la chiesa cristiana, qui io mi sento uno straniero perchè queste persone (atenesi) parlano una lingua sconosciuta”


fonte :http://www.thelosttruth.altervista.org/

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