Luciano Benetton in Albania

Foto di Luciano Benetton in Albania nei giorni scorsi
In Albania ci sono i negozi di abbigliamento della Benetton







fonte foto www.facebook.com/pages/Citypark-Albania/182895334998

Parco archeologico Byllis

Byllis è un sito archeologico tra i più importanti in Europa per quanto riguarda il periodo che risale a 2500 anni fà.
E stato scoperto il laboratorio dell'Olio , una cantina e laboratiorio del vino, laboratorio dellafusione del vetro e tanto altro.
Si trova nell'Albania centrale e si trova sulle cime di una collina dove si puo osservare mare montagna e terre lontane.
Non è raggiungibile facilmente e si trova molto fuori dai centri abitati .quasto ha permesso un abuona conservazione.

Byllis si estende su un vasto spazio. Da lì si può vedere la metà del territorio
dell'Albania. Da lì, l'occhio cattura Janina, monte Tomorri, Mare Adriatico e
tanto altro. Byllis ha carattere epico. . Egli si distingue con le altre città
del periodo ellenistico. Seri ricercatori vedendo il sito deducono che si tratta
di una copia della città ellenistica greca, ma un'altra forma in termini
archittetonici . La cosa più importante che tutte i reperti e le strutture sono ben conservate per il semplice motico che in epoche successive alle loro costruzioni non è stata abitata.



Storia
Gli inizi della sua appartenenza risalgono alla metà del IV secolo a.C fino alla
fine del VI secolo dopo Cristo ,quindi ha avuto circa 1000 anni di vita(10 secoli).
Infatti dopo il VI secolo d.c , non è il più stata popolato ,in questo modo è
stata diffesa dalla rovine che potevano avvenire con costruzioni nuove nel
tempo.
Grazie a questo fatto, Byllis è un importante centro per il VI secolo, quando fu
abbandonato, ma anche per i periodi precedenti. Questo perché molti dei
monumenti che appartengono al tempo prima del secolo VI secolo, non sono
utilizzati e sono meglio conservati. Byllis, è oggi la città antica meglio
conservata nel Mediterraneo.
Oggi gli scavi non sono stati completati e cè tantissimo da riportare alla luce.
Byllys è oggi una degli antiche città meglio conservate che risale a 2600 anni
fà.

Questo centro sta fornendo e fornirà risposte a molte domande del passato la
vita, la pianificazione urbana e l'economia.
Finora, l'Istituto Archeologico ha ricevuto dati per quanto riguarda gli edifici
religiosi, la lavorazione dell'olio e del vino.


Edifici che sono stati scoperti

Episcopato di Byllis è una vasta area di 8.000 metri quadrati. Dal
complesso si è scoperto solo la metà del sito in quanto l'instituto di
archeologia ha ancora tanto da scoprire con cura e pazienza.
Si tratta di un paese intero antico. Come parte della cattedrale della città,
dove gli scavi iniziarono nel 1984.
La Cattedrale nel Bylis è composto dalla Chiesa, il Battistero e complesso episcopale (il palazzo del vescovo). Chiesa o il vescovo, nel secolo VI secolo divenne proprietario di un grande in città e
svolgono un ruolo importante nella gestione e l'economia. Così che nel 1991,
avevano completato lo scavo completo la scoperta del Battistero .

Nell stesso anno, gli archeologi avevano scoperto l'officina del legno e e della
trasformazione della pietra.
In queste trutture hanno trovato strumenti e utensili in legno per la
trasformazione della pietra.
Si spera che in futuro si possa trovare il laboratorio della latte (pastorizia )
e della Ceramica.

Anni fa sono stati trovati graffiti si trova ai bordi di recipienti che parlano
proprio di Byllis Si è appreso che questo piccola città è stata importante non
solo per la produzione di bestiame e prodotti agricoli, ma appare anche nella
produzione di ceramica.



Il Teatro

Il teatro è il il monumento più importante a Bylis per quanto riguarda
l'antichità. Il teatro infatti è ben conservato.
Inoltre è stato scelto l'angolo sudorientale della piazza per la sua costruzione
in quanto era una parte dove il terreno facilmente scavabile ed era facile da poter
costruire le scale.
Inoltre, questa posizione è adiacente al muro di cinta della città offrono
l'opportunità di comunicare direttamente con chi
proveniva da una gran parte degli spettatori, senza dover passare attraverso i
quartieri della città.
I visitatori provenienti da stadio, oppure quelli che entravano in città dalla
porta,potevano notare il teatro in questo modo poteva essere attraente e rappresentare un
magnifico edificio.


La cantina di vino in Bylis
La cantina del vino in questo sito è la meglio conservata nel Mediterraneo non solo per il periodo della tarda antichità, ma per tutti i periodi,.
In questa cantina si può osservare l'intero processo di
produzione del vino, dal momento dell'arrivo delle uve per estrarre il vino. Si
tratta di una veranda con un cortile in cui le uve provengono, si scaricavano e si depositavano all'interno. Da qui attraversava tutte le fasi di lavoraziopne.
Sono state trovate 2 grandi vasche ma si pensa che c'è ne siano altre.

Finora sono state scavate due grandi Vasche e un altra che è stata identificata,
ma ancora non si sa quante potrebbero essere in totale. Le vasche grandi sono le
dimensioni di tre metri per tre e due metri di altezza. Da questo si può
comprendere che la quantità di vino che si lavorava era molto grande.
Questa è tra le più grandi cantine di vino dell'antichità .
Questo non è Cantina della città, ma appartiene al vescovo della città, il che
significa che appartieneva al Episcopato .
Si puo pensarte che la città avrebbe avuto cantine più grandi di questa.

Questa cantina offre la possibilità di capire un modello di trasformazione antico del vino .
Parte della cantina scavata è di circa 2000 metri quadrati e dispone di tanto
spazio.Gli edifici erano generalmente a due piani, al piano superiore è usato per un'altra cose.
I recipienti per il vino erano fatti erano di argilla



Due parole sulle cantine del vino
Cantine del vino ci sono state anche nel periodo romano e sono ben conservate e
si trovano nella zona di Israele e Palestina, invece in altri territori non c'è
ne sono ben conservate nella storia.
La cantina di Vino di Byllis facceva parte della vita economica della città.
Era anche un centro di produzione e di commercializzazione. Il complesso
In Albania, fino al 19 ° secolo, il vino è stato usato molto e più tardi si
inizio a usare l'uva anche per produrre la grappa.


Laboratorio dell'Olio
Laboratorio dell'olio d'oliva è stata scoperta pochi anni fò dal team di
archeologi che hanno lavorato nel corso del 2008 in questo centro.
E scato scoperto la fresatura(il mulino) che macinava l'oliva e poi ci sono
anche i forni per trasformazione in Olio e poi sono state trovate resti di
materili

fonte http://www.albaniaturismo.com

La Leadership Albanese nell’Unità d'Italia (1860-1871)

Estratto dal libro ‘Gli Albanesi’ (eng.“The Albanians: An Ethnic History from Prehistoric Times to the Present” - 1994) di Edwin Jacques

(Tradotto dall’inglese in italiano da Brunilda Ternova)

Come in Grecia così anche in Italia i discendenti dei profughi Arbëreshë diedero un contributo significativo per l’unificazione della loro terra d'adozione (n.d.t. Italia) nel 1860-1871. Tra i primi centri e tra i più attivi della rivoluzione c’era il villaggio di Hora e Arbëreshëvet vicino a Palermo, di solito abbreviato in Hora, comunemente noto agli italiani come Piana dei Greci, poi Piana degli Albanesi.

Mentre Garibaldi, che era di stirpe albanese, pensava come e dove iniziare la lotta per liberare gli italiani dall’oppressione Borbonica e unirli in un unico Stato, una Çeta Arbëreshë (Guerriglia Arbëresh) di 400 combattenti provenienti da Hora attaccarono le truppe Borboniche nel mese di Aprile 1860. Francesco Crispi, anche lui un Arbëreshë della Sicilia, che si firmava “un albanese di sangue e di cuore” (rif. Fascismo 13 febbraio 1940; Drita 28 novembre 1937, 11), era il più vicino consigliere di Garibaldi e la mente politica della sua spedizione. Fu Crispi che convinse Garibaldi a navigare da Genova verso la Sicilia il 6 maggio con il suoi famosi “Mille” combattenti.
Tra questi, lo storico Xoxi nominò altri sei uomini che come Crispi erano ex-alunni del Collegio Arbëreshë di San Demetrio Corone in Calabria, Italia meridionale (NAlb 1985, 3:23). Uno di questi era Domenico Mauro, nato da genitori albanesi nel 1812, che divenne un celebre poeta e scrittore. Ma quando iniziarono le insurrezioni popolari contro le ingiustizie sociali abbandonò la penna per la spada e combattè valorosamente sotto Garibaldi.
In effetti, un professore di italiano, Rosolino Petrotta, nella sua serie “Gli Albanesi in Italia” (alb. “Shqiptarët në Itali”, rif. Fascismo 13 febbraio 1940), ha elencato 19 patrioti italo-albanesi di Hora che divennero importanti nella rivolta del 1860. Petrotta sottolineò anche che lo stesso Garibaldi non trascurò questo eroismo e che il 2 Ottobre 1860 aveva dichiarato pubblicamente: "Gli albanesi sono eroi che si sono distinti in tutte le lotte contro la tirannide" (ingl. The Albanians are heroes who have distinguished themselves in all the wars against tyranny).
Continuando a coltivare la loro etnia Albanese, questi combattenti Arbëreshë di Hora erano caratterizzati con queste parole dal cronista italiano Aba nella spedizione di Garibaldi: “Sono gente orgogliosa e onesta, sono orgogliosi della loro origine. Nelle loro canzoni mantengono vivo il sentimento di quattro secoli, e ancora sognano che un giorno i loro cari saranno in grado di tornare alla loro lontana Patria ancestrale” (ingl.: “They are proud and honest people, they are proud of their origin. In their songs they keep alive the feeling of four centuries, and still dream that one day their kin will be able to return to their distant ancestral Homeland”, rif. NAlb 1985, 3:23).
Il sostegno dei molti coraggiosi patrioti Arbëreshë aiutò Garibaldi a sottomettere l’isola in fretta, e quando passò al sud d’Italia, i guerrieri Arbëreshë di quella regione lo accolsero con gioia indescrivibile. L’Italia come una nazione unita deve molto ai discendenti di quei profughi albanesi. Si deve ricordare che uno di loro, Francesco Crispi, avrebbe servito due volte come primo ministro d'Italia (1887-1891 e 1893-1896).
Anche due figure illustri della letteratura devono essere tenute in considerazione. Girolamo (o Geronimo) De Rada (1814-1903), uno dei più grandi poeti Albanesi, nato a Macchia vicino a Cosenza nel sud Italia. Altrettanto eccezionale è stato il poeta Giuseppe Skiro (1865-1927), che discendeva da una famiglia albanese della Hora di Palermo e che è considerato il successore diretto di De Rada. A partire da circa 1861 migliaia di questi Arbëresh di Sicilia cercarono una vita nuova nel Nuovo Mondo emigrando in molti a New Orleans. La loro storia è raccontata da Bret Clesi nel suo libro “Gli Arbëreshë e la Contessa Entellina” (ingl. “The Arbëreshë and Contessa Entellina”, rif. Liria 1 March 1984, 4).
È stato riportato che nel 1901 gli Arbëreshë del Sud Italia avevano 80 comuni, 27 di rito greco (chiese Uniat correlate a Roma), e 53 del rito latino o romano cattolico, con una popolazione totale di 208.410 persone (rif. Barbarich 1905, 331 - 33). I comuni Arbëreshë erano distribuiti come segue nelle province meridionali italiane: Catanzaro 13, Cosenza 29, Campobasso 7, Lecce 10, Foggia 7, Potenza 5, Palermo 5 e Catania 3 (rif. Dituria 1 giugno 1909, 83-85).

Attualmente, Mahir Domi nel suo studio statistico “Gli Insediamenti Albanesi nel Mondo” (ingl. “Albanian Settlements in the World”, rif. Liria 28 Marzo, 1980, 3) stima che circa 136.000 di queste persone Arbëreshë in 55 villaggi ancora parlano albanese, considerando che circa 182.000 Arbëreshë in altri villaggi non lo parlano più. Eqrem Çabej nel “Il mondo delgli Arbëresh” (ingl. “The World of the Arbëreshi”, rif. NAlb 1987, 6:28), ha osservato che coloro che vivono nelle regioni montuose sembrano aver conservato la loro lingua e cultura meglio rispetto a quelli che vivono in aperta campagna. Eppure sembra notevole il fatto che dopo 500 anni in Italia, così tanti Arbëreshë che vivono nelle loro compatte comunità non sono stati del tutto assimilati. Le usanze, i costumi, le poesie, le canzoni e le tradizioni sono state tramandate da madre a figlio per generazioni, utilizzando il loro dialetto Arbëreshë della lingua Albanese. Cinquecento anni dopo la loro partenza dalla Patria la figlia di un Arbëreshë che ora vive negli Stati Uniti, riporta in modo del tutto comprensibile in lingua Albanese una canzone nostalgica che tradizionalmente cantano come hanno lasciato la loro chiesa in Italia. Voltandosi ad Est verso la Patria cantavano: “Patria, luogo di bellezza, / Ho lasciato, per mai più trovarti. / Laggiù ho lasciato mio padre, / Laggiù ho lasciato mia madre, / Laggiù ho lasciato mio fratello. . . / Sono partito per non vederti mai più”(ACB 1985, 18-19).
La loro lingua e le loro tradizioni sono state perpetuate nelle loro giornali e pubblicazioni. Uno di loro, il Prof. Francesco Solano, detiene attualmente la cattedra di lingua e letteratura albanese presso l'Università di Cosenza, di solito scrivendo con lo pseudonimo di Dushko Vetmo. È stato riportato di recente che molti dei municipi portano ancora lo stemma ufficiale della aquila nera a due teste di Skanderbeg (rif. Fascismo 9 febbraio 1940).
Resistendo alla de-nazionalizzazione, un arbëresh ha riferito che “anche sulle bottiglie di vino che produciamo nei nostri villaggi, abbiamo la figura di Skanderbeg sulle etichette” (rif. Liria 16 maggio 1980, 4). Nel 1983 il governo albanese ha riconosciuto questa eredità e ha presentato un busto dell’eroe nazionale per la piazza Skanderbeg di Spezzano Albanese (ibid.). Un altro busto di questo tipo è stato eretto nella comunità Arbëreshë di San Nicola del Alto di Catanzaro (rif. Liria 1 Maggio 1984, 1). In comunità come queste, i molti italo-albanesi preservano il loro amore per l’antica Patria mentre ancora danno il loro specifico contributo al nuovo.


I serbi piangono l'albanese Bekim Fehmiu

Se ne andato l’attore Bekim Fehmiu, una stella del cinema internazionale.
In Italia è ricordato soprattutto per aver interpretato il ruolo di Ulisse nell'Odissea (1968) e Giuseppe nelle tre serie di Un bambino di nome Gesù (1987, 1988, 1989), entrambi lavori televisivi diretti da Franco Rossi.

Bekim Fehmiu era nato nel 1936 a Sarajevo, da una famiglia kosovara originaria di Gjakovice.

Bekim Fehmiu è stato trovato morto il 15 giugno 2010 all'età di 74 anni nel suo appartamento a Belgrado, in cui ha vissuto negli ultimi anni: le indagini porterebbero all'ipotesi che si sia trattato di un suicidio.

Spezzone del Film Odissea: il canto delle sirene




Video Bekim Fehmiu in Albania nel 1972.

Mosaico di Messaplik del VI secolo

Messaplik si trova nel sud dell'Albania, è un villaggio nella città di Valona. Come si puo ben notare dal nome Messaplik si abina subito al nome " messapi" (antichi abitanti dell'Italia del sud , in Puglia)
In questo villaggio è stato trovato un bellissimo mosaico ed è stato chiamato "Il mosaico di Messaplik" è un mosaico risalente al V secolo dopo cristo e le sue dimensioni sono 230x349 cm.
Nel Mosaico è raffigurato un uomo e intorno ci sono piatti pieni di frutta e di pesce; inoltre, lo sguardo dell’uomo è diretto verso la frase incisa.


Il mosaico raffigura la testa di profilo di un uomo che indossa un capello a punta. All’estremità del cappello sono attaccati due nastri. Nei tempi antichi, questo tipo di capello veniva indossato da professori e filosofi illustri.
Si trova nel museo storico nazionale dell’Albania.
Attorno all’uomo, ci sono dei piatti pieni di frutta e di pesce. Il suo sguardo è diretto verso l’iscrizione “A PAK KE T’AÇ”. Queste lettere appartengono quasi tutte all’alfabeto latino, ad esclusione della seconda lettera che è la lettera P dell’alfabeto greco. Gli studiosi e i linguisti hanno pareri diversi su cosa significhi questa frase.

Lo studioso greco di origini albanesi Niko Stylos, assieme all’esperto Ilir Mati, non hanno nessun dubbio: la frase è in lingua albanese e letteralmente vuol dire "mangia poco, hai da mangiare".




(una riproduzione del mosaico di Mesaplik)

Gli albanesi in Ucraina

Grazie ai nuovi modi di comunicazione si stanno trovando gruppi etinici albanesi che si trovano in altri paesi europei e che nonostante siano passati secoli , loro conservano ancora la lingua albanese ed il folklore.E il caso degli albanesi in Ukraina , insediatosi qui al sud dell'Ukraina , nel villaggio di Karakurti.Infatti durante l'invasione ottomana molti abitanti dei Balcani lasciarono le proprie terre per spostarsi verso l'Europa occidentale o verso il Nord dei Balcani.
La storia di un gruppo che oggi vive in Ucraina inizia nel 1500 , dove un gruppo di abitanti di Korcia , nel sud Est Albania, si spostarono in Bulgaria dove rimasero come gruppo etnico per ben 300 anni ma questo gruppo si dovette spostare nuovamente ,probabilmente anche questa volta per fuggire agli ottomani e si stabilirono in ucraina ,nel villaggio di Karakurt (oggi chiamata Giovtnjovoje), Devneskoje (Taz), Georgjevka (Tyshki), e Gamovra (Giandran) , ma il villaggio principale è Karakurti.


.Questo gruppo di etnia albanese che oggi vive in Ucraina da 200 anni conserva oggi ancora la lingua albanese ed incredibilmente anche il folklore e le famosissime danze albanesi.Sono un gruppo di circa 5000 persone e sono principalmente contadini.

Qui le donne fanno ancora il tappetto fatto con il telaio (il qilim). Loro hanno nel tempo usato la lingua albanese in questi 5 secoli tramandandolo figlio in filgio. Loro hanno una grande quantità di immagini storiche che conservano, hanno i loro vestiti tradizionali che conservano da 200 anni , da quando si insediarono in questo villaggio dell'Ucraina. Questi abitanti hanno bisogno di libri e di insegnanti di lingua albanese che possa insegnare precisamente la lingua albanese, in quanto con gli anni ha subito variazioni e ovviamente negli anni molte parole loro non le usano più.
Una bella storia Shqiptare

Enrico Mentana in Albania

Il giornalista Enrico Mentana , l’ex presentatore del programma Matrix , è stato in Albania per partecipare alla trasmissione Top Story condotta da Sokol Balla su Top Channel

Il tema di discussione è stato "Il giornalismo con con i suoi preggi e i difetti , la situazione politica italiana e il giornalismo italiano".
Mentana spiega il suo percorso di 30 anni di giornalista e spiega le difficoltà del giornlismo italiano.

Sokol Balla è uno dei migliori presentatori - giornalisti d’Albania, ha intervistato Mentana per circa 90 minuti passando da temi di politica a quelli sulla situazione economica Europea. La maggior parte delle domande sono state prese come spunto dall’ultimo libro scritto da Mentana "Passionaccia".
Si è parlato della sua amicizia infantile con due ragazzi, dove uno dei quali diventò terrorista e un altro magistrato.
Balla gli chiede: "Quando lei era direttore del TG5 eravate contro il bombardamento della nato in Serbia, quello è stato un periodo doloroso per gli albanesi, lei diceva che No ai bombardamenti per andare contro Berlusconi in quanto Berlusconi e Fini avevano dato via libera".
Mentana riposponde dicendo: "beh se per questo anche D’Alema avava dato via libera, io in quei anni vedevo tutte queste forze, le più potenti del mondo che attaccavano la Serbia e io come giornalista in quel periodo le ritenevo così anche perché eravamo un po’ disinformati sulla situazione su che cosa stesse accadendo anche se ora siamo tutti contentti che non ci sia più un criminale come Milosevic e che il mio No all’intervento della Nato non era per fare un dispetto a Berlusconi".
L’intervista continua sui temi da quando Enrico Mentana era giornalista alla Rai fino alla fondazione del TG5 e alla trasmisione Matrix.

Il presentatore arriva alle domande del rapporto di Mentana con Berlusconi e il suo lavoro a Mediaset.
Il presentatore albanese insiste e chiede a Mentana se il suo allontanamento da Mediaset sia stato causato dopo aver tolto la parola a Berusconi in una trasmissione di Matrix nell’ultima giornata elettorale.

Mentana sorridendo fa notare che Berlusconi quella sera si arrabbiò molto e se ne andò arrabbiato ma tutto si risolse con una sua telefonata dopo 5 minuti che aveva lasciato lo studio di Matrix - sottolinea Mentana -: "il cavaliere mi chiamo quella sera dopo 5 minuti e mi diss hai fatto bene a interrompermi".
L’intervista continua e Mentana - sottolinea -che in Italia per fare giornalismo bisogna essere o di destra o di sinistra.

Mentana dice che prima del 1994 in Italia non esisteva la destra e che Berlusconi assime a Bossi e Fini crearono e che portano avanti oggi una mentalità di destra.
L’intervista continua parlando della situazione dell’Italia e dell’Albania. E sel’Albania deve avere come modello la politica italiana e il giornalismo italiano.
Mentana fa ricordare che l’Albania è una giovane democrazie e la politica italiana è molto calda e molto scontrosa e a a volte una politica poco chiara. Nella politica italiana c’è tanta confusione e che comunque il giornalismo italiano, albanese e europeo dovrebbe essere indipendente.
Mentana conclude la sua intervista affermando che: "L’Albania è cambiata molto e la sua visione in Italia è molto positiva già da dieci anni".

A Modena un grande evento sull'Albania


Sabato 12 giugno 2010 a Modena un grande evento sull'Albania


Porti Cittadini: Culture in crescita tra Italia e Albania

Media interculturali, cultura albanese e musica rock, le parole chiave di "Porti cittadini: culture in crescita tra Italia e Albania", la giornata organizzata da AlbaniaNews, in programma il prossimo 12 giugno a Modena. I contesti dell’iniziativa sono quelli di riferimento del giornale, online dal marzo 2008, una realtà giovane focalizzata su Albania e immigrazione.

La mattina, Olti Buzi di Albanianews, Alessia Giannoni del Cospe, Barbara Burgalassi della Regione Emilia Romagna e Azeb Lucà Trombetta della Rete MIER si interrogheranno sul futuro dei media interculturali, portando le esperienze maturate nella regione emiliano romagnola. Invece il professore universitario Giovanni Armillotta farà un excursus sui giornali albanesi in Italia. Seguirà una tavola rotonda sull’immigrazione nella stampa locale modenese moderata dal giornalista Paolo Tommasone del Centro culturale Ferrari, che ne discuterà con Darien Levani di Albania News, Barbara Manicardi e Roberta Vandini, caporedattori del Resto del Carlino e Trc - Telemodena.

Il pomeriggio sarà all’insegna della realtà albanese di fine regime comunista. Il giornalista Paolo Muner ne parlerà con gli scrittori Antonio Caiazza, Serena Luciani e Visar Zhiti. Muner, Caiazza e Luciani conoscono l’Albania di persona, in quanto hanno vissuto lì per alcuni anni tra la fine della dittatura e l’inizio della transizione democratica. Invece, Zhiti, poeta albanese che ha sofferto 13 anni nelle carceri del regime per un libro di poesie mai pubblicato, è noto al pubblico italiano per aver vinto il premio Leopardi d’oro nel 1991 e l’Ada Negri nel 1997.

La giornata si conclude la sera con un concerto dei Peppa Marriti Band e Linda Rukaj (Linda në Botën e Çudirave). I Peppa Marrit Band sono una rock band arbëresh che coniugano il rock alle sonorità, la lingua e i canti arbëresh, la comunità albanese immigrata in Italia 500 anni che oggi risiede al sud dello stivale. Invece Linda è una delle voci più interessanti della scena underground di Tirana. I concerti serali si svolgono all’interno delle attività di Modena Medina.

L’iniziativa è sponsorizzata da RESI Group e PosteMobile, è organizzata con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, dell’Ambasciata albanese in Italia, della Rete Media Interculturali dell’Emilia Romagna, e vede la partecipazione di oltre 25 associazioni albanesi attive nel territorio italiano. L’evento è’ promosso dall’associazione Alba Media di Modena, Cospe, Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari, Bota Shqiptare, Radio Torino International Shqip, ASAT, USAB, Juvenilja, Scanderbeg (Parma) e Crossing Tv.

Gli incontri si svolgono al Centro Culturale Francesco Luigi Ferrari, Via Emilia Ovest 101, mentre il concerto davanti alla Biblioteca Crocetta, Via Canaletto 108.

http://www.albanianews.it/italia/associazioni/item/1155-evento-albamedia

Associazione Culturale ALBA MEDIA
Sede Legale
Via Monteverdi, 32
41121 Modena (MO)


Per ulteriori informazioni
Darien Levani 3295327386
Olti Buzi 3295323621

La moneta albanese prende il nome da Alessandro Magno

La moneta nazionale di Albania è chiamata 'Lek'.
Il Lek prende il nome da Aleksander (Aleksander i madh , ossia alessando il grande) il quale in albanese viene chiamato come diminuitivo Lek o Aleks.
Anche oggi chi si chiama Alexander si usa chimarlo per diminuitivo Lek o Aleks.

Gli storici albanesi e gli studiosi dicono che Alessandro Magno era albanese.

Sta di fatto che la stessa cosa dicono i macedoni i quali dicono che era macedone , i greci dicono che era greco. Gli albanesi dicono che era albanese.

Una storia senza fine..e senza senso combattere per gli eroi di 2000 anni fà.

La cosa certa che si sa che sua madre era albanese dell'Epiro.

Comunque ecco le monete e le banconote che raffigurano Alesandro Magno sula moneta albanese che ha preso il nome da questo grande condottiero.











Quindi il nome della moneta albanese "LEK" deriva dal nome di Aleksander i Madh (Alessandro Magno)

In Albania il centenario della nascita di Madre Teresa

Iniziano in Albania i festeggiamenti per ricordare la suora albanese Madre Teresa

Madre Teresa (Gonxhe Bojaxhiu) nacque 100 anni fà il 28 agosto 1910.
E per ricordare questa data storica oggi si aprono a Tirana i festeggiamenti per i cent’anni dalla sua nascita . Per ricordare la fondatrice delle Missionarie della carità, al teatro dell’Opera si terrà una conferenza intitolata proprio «Madre Teresa». Tra i relatori della commemorazione, che si svolge sotto il patrocinio del primo ministro albanese Sali Berisha, anche l’onorevole Renato Farina che leggerà un intervento dal titolo: «Madre Teresa e le tribolazioni della fede».

Ecco la lettera che madre Teresa Scrisse al presidente albanese Ramiz Alia



"I dashur zoti president i vendit tim të dashur Shqipëri,
Pas shumë vjet lutjesh dhe dëshire për të vizituar vendin tim; pasi kisha vizituar aq shumë vende të ndryshme jashtë nëpër botë, i lumi Zot më dha dhuratën e bukur: të vij e të shoh popullin tim. Njerëzit e familjes sime kanë jetuar këtu për shumë vite dhe këtu vdiqën dhe unë pata mundësi të vizitoj varret e tyre… Unë shpresoj se … së bashku mund të bëjmë diçka të bukur për Zotin dhe për popullin tonë"
Zoti ju bekoftë,
Nënë Teresa, misionare e mëshirës





"Caro signor Presidente del mio amato paese Albania.
Dopo molti anni di preghiera e di desiderio di visitare il mio paese, dopo aver visitato così tanti paesi diversi in tutto il mondo esterno, il buon dio mi ha fatto un bel regalo: venire a vedere la mia gente. Le persone della mia famiglia ha vissuto qui per molti anni e qui morì e ho avuto l'opportunità di visitare le loro tombe ... spero ... insieme possiamo fare qualcosa di bello per Dio e per la nostra nazione "
Dio vi benedica,
Madre Teresa, Missionaria della Misericordia

Poesie di Madre Teresa


Ne scegliamo tre poesie di Madre Teresa (Gonxhe Bojaxhiu) . Uno dei personaggi albanesi piu importanti della storia.





Ama la vita così com'è - Madre Teresa


Ama la vita così com'è
Amala pienamente,senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un pò.

Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.



La peggiore malattia oggi - Madre Teresa

La peggiore malattia oggi
e’ il non sentirsi desiderati
ne’ amati, il sentirsi abbandonati.
Vi sono molte persone al mondo
che muoiono di fame,
ma un numero ancora maggiore
muore per mancanza d’amore.
Ognuno ha bisogno di amore.
Ognuno deve sapere
di essere desiderato, di essere amato,
e di essere importante per Dio.
Vi e’ fame d’amore,
e vi e’ fame di Dio.


Le opere dell’amore - Madre Teresa

Le opere dell’amore
sono sempre opere di pace.
Ogni volta che dividerai
il tuo amore con gli altri,
ti accorgerai della pace
che giunge a te e a loro.
Dove c’e’ pace c’e’ Dio,
e’ cosi’ che Dio riversa pace
e gioia nei nostri cuori.

altre poesie di madre Teresa di Calcutta http://frasedamore.blogspot.com

Post in evidenza

La storia dei 130 carabinieri in Albania nel 1943 (una storia dimenticata)

Dopo la fine della seconda guerra mondiale l'esercito italiano in Albania si trovava circondato dai tedeschi e dai comunisti albanesi....