LA LEGGENDA DI SCANDERBEG

Narra una leggenda che Scanderbeg sul punto di morte ordinasse al figlio di sottrarsi dalla vendetta turca fuggendo in Italia; gli disse inoltre che appena fosse sbarcato sulla spiaggia avrebbe trovato un albero presso cui legare il suo cavallo e la sua spada e per sempre quando avesse soffiato il vento i turchi avrebbero sentito la spada di Skanderbeg volteggiare nuovamente nell'aria e il suo cavallo nitrire e, per paura, non lo avrebbero seguito.


Papa Francesco , Giorgio Castriota Scanderbeg e gli 800 martiri di Otranto


Con la morte di Skanderbeg nel 1468, i Turchi riuscirono a stabilire il controllo sul centro e sud dell'Albania, lanciato un'offensiva poco conosciuto nella storia contro l'Italia.

Scanderbeg aveva difeso per 25 anni non solo l'Albania ma anche L'Europa occidentale dall'invasione ottomana


Il 28 luglio del 1480, 18.000 ottomani, con una flotta di 150 navi, si mossero verso la cittadina salentina con l'intenzione di saccheggiarla e conquistarla.


Dopo un'estenuante resistenza da parte degli otrantini che non volevano arrendersi, i Turchi s'impossessarono del borgo, commettendo ogni sorta di crudeltà.
800 uomini coraggiosi, dopo aver rifiutato di convertirsi all'Islam, furono decapitati sul colle della Minerva.
I saraceni rimasero nella città per un anno, fino a quando gli aragonesi non entrarono nella cittadina e la liberarono.
Ma Otranto ormai conservava ben poco del suo vecchio fascino.
L'abbazia di Casole era stata distrutta, così come il commercio e la Cattedrale. Urgeva una ricostruzione e gli Aragonesi ne furono da subito consapevoli.


Si misero immediatamente al lavoro, rimettendo in piedi la Cattedrale e le mura. Vennero riedificati i conventi dei domenicani, di San Francesco e degli osservanti e, alla fine del XIV secolo, quello dei cappuccini.

Quasi 500 anni dopo Papa Francesco si ricorda di quei uomini morti e di coloro che resistettero all'impero ottomano

"Ottocento persone - ha ricordato il Pontefice - sopravvissute all'assedio e all'invasione di Otranto da parte degli Ottomani, furono decapitate nei pressi di quella città". Ricordando il sacrificio di quei martiri papa Francesco si è chiesto: "Dove trovarono la forza per rimanere fedeli? Proprio nella fede, che fa vedere oltre il confine della vita terrena, fa contemplare i cieli aperti e il Cristo vivo alla destra del Padre"."Mentre veneriamo i martiri di Otranto, ha concluso il Papa.


Cosa fa Miroslav Klose e Luliç nel tempo libero ? Leggono Enver Hoxha.



Tony Blair farà da consulente all'Albania

L'ex premier britannico Tony Blair diventerà consulente del governo albanese in caso di vittoria dell'opposizione delle imminenti elezioni. Lo ha dichiarato Edi Rama, leader del partito socialista albanese d'opposizione. «L'Albania spera di diventare un membro dell'Unione Europea e si aspetta da Blair dei consigli su come raggiungere questo obiettivo», ha detto Rama.


L'Albania debutta a Salone Libro di Torino (dal 16 al 20 maggio)

L'Albania debutta al Salone internazionale del Libro di Torino (dal 16 al 20 maggio) con un suo stand. Protagonisti dello spazio espositivo - allestito dal Centro di Cultura Albanese - saranno i principali autori albanesi contemporanei le cui opere sono state tradotte in lingua italiana e pubblicati da case editrici quali Einaudi, Feltrinelli, Longanesi, Tea, Besa, Controluce, Zandonai o Fandango. Tra questi: Ismail Kadare', Anilda Ibrahimi, Ardian Kristian Kycyku, Elvira Dones, Fatos Kongoli, Gezim Hajdari, Ornela Vorpsi, Visar Zhiti, Ylljet Alicka. Una sezione speciale dello stand sara' poi dedicata alla letteratura in lingua originale, rappresentata da una selezione di titoli a disposizione del pubblico albanofono, cosi' come una serie di opere di autori italiani dedicate all'Albania. Immancabile la sezione dedicata alla cultura arbereshe (italo-albanese), curata dall'Associazione Vatra Arbereshe che ospitera' documenti e libri provenienti, tra l'altro, dall'Universita' della Calabria, l'Universita' L'Orientale di Napoli, l'Eparchia di Lungro (CS) o la Biblioteca del Comune di Piana degli Albanesi (PA). Durante i giorni del Salone lo stand - che sara' inaugurato dall'ambasciatore di Albania in Italia, Neritan Ceka, il 16 maggio alle 12.30 - ospitera' una serie di incontri con autori albanesi e italiani. (ANSAmed).


I militari albanesi nell'Europa Medievale e la loro capacità di comando in Italia


Prima di Skanderbeg, nelle terre italiane vivevano anche
albanesi che lavoravano come soldati per Venezia, Milano e
per il Papato. Uno dei comandanti più conosciuti di quel tempo
era Mercurio Bua, di origine epirota. Nei secoli XVI-XVII,
quando la Francia e la Spagna bisticciavano per contendersi
l’Italia e l’Europa, ogni esercito aveva soldati albanesi chiamati
“stradioti”, conosciuti per la forza e per il cuore duro. Tutti
avevano paura degli Stradioti perché i comandanti li pagavano
bene per ogni testa tagliata che gli portavano! Quando
nell’anno 1529 la Francia entrò nel regno di Napoli, capitò che
alcune volte gli Stradioti, che lavoravano da una parte e
dall’altra, non si uccisero l’un l’altro e si tennero fuori dalla
battaglia!
I comandanti più conosciuti erano Teodoro Musacchio e suo
figlio Musacchino, Giorgio Rali, Giorgio Albanese e altre
decine. Nel secolo successivo, il più conosciuto era Giorgio
Basta (Monferrato 1547- Praga 1607), che prese parte nelle
battaglie contro gli Spagnoli nelle Fiandre. Dopo alcuni anni il
re d’Austria lo mandò in Transilvania dove guerreggiò contro
i Turchi. Giorgio scrisse anche libri su come si trattano i cavalli
in battaglia. Morì a Praga nel 1607.
Infine abbiamo il “Reggimento Real Macedone” che volle il
re di Napoli Carlo III nel 1734. Venne formato con albanesi
che venivano da Himara e avevano come comandante Strati
Gjika. Questo reparto venne conosciuto quando contenne
l’assalto degli Austriaci nella città di Volterra nel 1744. Dopo
Gjika ci fu Corafa. Uno più conosciuto, e ultimo, fu Demetrio
Lekë Dukagjini, da Dhërmì, che ebbe come ufficiale il nonno
di Gramshi, che veniva dal paese arbëresh di Plataci (Cs). Il
Reparto venne chiuso nel 1860 con l’arrivo di Garibaldi.
nga Francesco Marchianò – ka Spixana (Cs)

Marrë nga “Jeta Arbereshe”

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